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| l''on. Giancarlo Pagliarini |
"La
Lega Nord propone ricette giuste, ma non si rende conto che il contesto in cui
ciò avviene e' profondamente sbagliato, perché in questo modo prolunga l'agonia
del sistema Italia che invece ormai è fallito". Parola di Giancarlo
Pagliarini, ex ministro del Bilancio ai tempi del primo governo Berlusconi, e
voce autorevole nel panorama indipendentista.
Proseguiamo
il ciclo delle nostre interviste, riportando stavolta il parere autorevole di
un Pagliarini con cui naturalmente abbiamo anche parlato di Sud e delle
soluzioni che ritiene plausibili per risollevare le disastrate sorti della
nostra amata terra.
Pagliarini,
che idea si è fatto della svolta statalista e nazionalista intrapresa
dalla Lega Nord di Salvini?
"Calma,
secondo me non è così. Se ci pensa bene, questa “grande
svolta” non c’è per niente. Svolta nazionalista? Ma il lavoro manca
in Piemonte come in Sicilia . Ed è ovvio che se nel Mezzogiorno ci
fosse più lavoro, nelle Regioni del Nord diminuirebbe la pressione
fiscale. E per le assegnazioni delle case popolari la Lega ha sempre
detto “prima gli italiani”. Svolta statalista? Dai, non scherziamo: se
tanti dirigenti della Lega non fossero statalisti fino al midollo io avrei
ancora la tessera della Lega. Segantini scriveva sul Corriere della Sera
: “la Lega insiste nella sua posizione neo-statalista, anzi
di «rifondazione comunalista», secondo cui le municipalizzate non si toccano” (10
Settembre 2001). E non le dico quante volte anch’io , prima dall’interno e poi
da leghista al cubo senza la tessera della Lega Nord ho criticato
la “Lega statalista”. E' sufficiente leggersi certe dichiarazioni di
Fruscio e di Giorgetti su LaPadania. Quindi in realtà niente di
nuovo: per quello che ho capito Salvini parla di cose concrete, e cerca di
realizzarle “con chiunque sia d’accordo”. E fa bene. Il problema a
mio giudizio è però un’altro. Vale a dire, il problema è che
anche se Salvini dovesse riuscire a realizzare tutti, ma proprio tutti, i suoi
progetti, dall’uscita dall’Euro (sulla quale non sono d’accordo), alla
razionalizzazione dei flussi di migrazione (magari con un progetto “stile
Australia” su cui invece sono d’accordo), alla modifica dell’assurda legge
sull’eccesso di legittima difesa e via discorrendo, il nostro paese
continuerebbe ad essere organizzato malissimo. Prassi, legislazione e cultura
continuerebbero ad essere centralisti, vale a dire medioevali e del tutto
contro natura. Quindi paradossalmente, realizzando tutti questi progetti, si
riuscirebbe solo a prolungare l’agonia del paese. E nient’altro".

Il professor
Bassani ha parlato, in un'intervista rilasciata al nostro blog, di un vuoto
ideologico che si è ormai creato nel mondo del federalismo e
dell'indipendentismo. Le faccio la stessa domanda: cosa dovrebbero fare, a suo
avviso, a questo punto tutti i movimenti territoriali presenti lungo lo
stivale?
"Purtroppo
Bassani ha ragione (succede spesso) e oltre al vuoto ideologico ci sono le
continue liti degli indipendentisti Veneti, che se fossero uniti, se non
litigassero, sarebbero a mio avviso in grado di fare come e meglio dei
Catalani. Ma io spero di riuscire ad essere vivo vegeto e pimpante, il giorno
in cui il Veneto sarà uno Stato indipendente. Da solo o all'interno
Repubblica Federale italiana. Non dimentichi infatti che un vero Stato
Federale è “uno Stato di Stati”. Ma le voglio dire anche un’altra cosa. Il
federalismo prevede che dei “diversi” lavorino assieme per realizzare
uno scopo comune. La base della Lega Nord è senz’altro diversa dalla
base di Fratelli d’Italia, dalla base di Casa Pound e così via. Ma questo
non è un problema perché - seguendo la logica di questo ragionamento
che le sto illustrando - l’operazione di Salvini è senz’altro
un’operazione federalista. Si tratta di “diversi” che lavorano
assieme per realizzare scopi comuni. Il problema è che in questo caso
lo “scopo comune” non è una nuova Costituzione Federale,
bensì una serie di obiettivi (Euro, immigrazione, legittima difesa, asili nido
solo per fare gli esempi che ora mi sovvengono) all’interno di una Repubblica
dove la sovranità non è degli enti territoriali bensì
e' dello Stato, con tutto ciò che ne consegue. Siamo insomma in presenza
di una situazione di monopolio del potere. Manca la concorrenza, e le ricordo
che la concorrenza genera sempre efficienza. Inoltre questo Stato
centrale non è per niente al servizio dei cittadini. Il
libro “Sudditi” dell’Istituto Bruno Leoni fa capire in maniera assai
significativa come lo Stato italiano tratti in realtà i cittadini
italiani. E' l'articolo 3 della Costituzione Svizzera che fa capire cosa
realmente serve al paese".
Come vede la
situazione europea alla luce della vittoria di Tsipras in Grecia, anche alla
luce della decisione del governo ellenico di interrompere l'embargo contro la
Russia?
"La
situazione europea? Voglio partire da un esempio che riguarda il calcio (che
non c'entra naturalmente nulla) per far capire come la vedo: i tifosi del
Milan, da Trieste a Siracusa, dicono “io sono del
Milan”, perché il Milan c’è. Al contrario, e qui arriviamo al cuore
del mio ragionamento, sono pochissimi i cittadini italiani, inglesi, tedeschi
eccetera che quando sono in giro per il mondo dicono “io sono europeo” .
Perché purtroppo l’Europa non c’è. E quello che c’è, come tutti sanno
è organizzato male e funziona malissimo. In realtà abbiamo bisogno
d’Europa, per mille motivi. Sergio Romano commenta il progressivo declino degli
Stati nazionali e scrive, giustamente, che “a me sembra che l’Unione
Europea possa, meglio degli stati nazionali, ospitare le patrie regionali
all’interno di un patto federale” (Corriere della Sera 10 Ottobre 2012) .
E’ verissimo, ed è per questo che non capisco la posizione
assunta da Salvini oggi e da Bossi qualche anno fa - ed anche qui niente di
nuovo - sull’Europa. Ho passato una vita in Lega a dire e scrivere che
Bruxelles è mille volte meglio di Roma. E’ necessario lavorare
perché l’Unione Europea si riorganizzi al di là dei confini dei
vecchi Stati-nazione, nel segno dell’organicità e dell’omogeneità. E non
dimentichiamo che le guerre mondiali sono figlie dei nazionalismi, dell’egoismo
e della stupidità degli stati-nazione. Il principio della
integrità territoriale è roba del medioevo. Decidano i cittadini
con un democratico referendum. L’embargo contro la Russia poi a mio
giudizio è una follia".
Quali sono
le sue ricette per questo malandato paese come l’Italia?
"L’ho
detto prima, quando ho accennato all'articolo 3 della Costituzione
Svizzera, intitolato Federalismo. La sostanza è questa: la
sovranità deve essere degli enti territoriali, che a casa loro fanno
tutto. Eccezion fatta quelle cose che essi stessi, decidono di delegare allo
Stato centrale. Quindi lo Stato è al servizio degli enti territoriali
e non ha sovranità. Se organizziamo in questo modo la Costituzione della
Repubblica Federale italiana in poco tempo questo “malandato
paese”, come lei lo chiama, rinascerebbe a nuova vita e raccoglierebbe i
frutti delle straordinarie potenzialità dei suoi territori. Mi permetto
poi di aggiungere: ma altro che “malandato paese”, noi siamo in
bancarotta fraudolenta! Le ricordo che il debito di un bimbo che nasce domani
mattina se consideriamo, come dovremmo, secondo corretti principi contabili,
anche il valore attuale del debito pensionistico, è di circa 96 mila euro
a testa. Ovvero, uno sproposito!"
Parliamo del
Sud: cosa dovrebbe fare per potersi rilanciare ed affrancare dal centralismo e
l'assistenzialismo che ne hanno limitato libertà e sviluppo?
"All’inizio
del 1996 Giuseppe Turani aveva pubblicato un libro molto critico verso la Lega
Nord. Il titolo era “I sogni del grande Nord”. Ed a pagina
114, l'autore commentava così la nostra proposta di separazione
consensuale: «...il Sud potrebbe risorgere a nuova
vita. È chiaro infatti che in caso di creazione di due monete, se
quella del Nord si rivaluta fortemente, quella del Sud scende, precipita, si
svaluta in modo spaventoso. Ma a questo punto il Sud si trova in condizioni fantastiche
per cominciare a esportare. Anche gli imprenditori del Nord possono trovare
conveniente far produrre le loro merci nel Sud, dove pagano in moneta
svalutatissima. Insomma, il Sud si trasforma per incanto in una sorta di Tigre
del Mediterraneo, la sua economia comincia a crescere a ritmi spaventosi
mentre l’economia del Nord si affloscia ed entra in una crisi mortale». In
assenza di mobilità interna, un'economia debole non può avere una
moneta forte. La Lira prima e l’Euro dopo, hanno di fatto distrutto il Mezzogiorno.
L’obiettivo dei cittadini delle Regioni del Sud dovrebbe essere esattamente
quello di Bossi negli anni '90. Ho letto con piacere che nel Febbraio 2014
Claudio Borghi ha scritto una cosa giusta alla pagina 16 del manuale
intitolato “Basta Euro", in cui l'attuale responsabile economico
della Lega Nord scrive: «Per questo motivo, una volta riconquistata la
nostra sovranità monetaria, se si volesse affrontare davvero il problema
delle differenze tra Nord e Sud bisognerebbe magari pensare a due monete diverse.
Il Sud diventerebbe competitivo e potrebbe creare lavoro vero, non falsi lavori
pubblici. Il Nord avrebbe più difficoltà ad esportare rispetto a
quando c’era la Lira ma non ci sarebbe più bisogno di trasferimenti e le
tasse potrebbero calare». Questa è esattamente la proposta di
separazione consensuale che la Lega proponeva 20 anni fa. Il problema
non è la sovranità monetaria, il problema è l’economia
del Sud. Che oggi è bloccata esattamente come era bloccata quando
avevamo tutta la sovranità monetaria del mondo".

Un'ultima domanda: ritiene ancora attuale ed attuabile l'ipotesi della doppia moneta? Venti anni fa ipotizzò tale scenario per il nostro paese: in considerazione di un contesto che è totalmente cambiato con la globalizzazione dei mercati ed uno scenario internazionale del tutto nuovo, quanto è realizzabile una moneta specchio delle singole realtà territoriali ancorata alle economie di paesi come ad esempio la Russia e la Cina che adesso sono dominanti e che rappresentano un'alternativa all'Euro ed al dollaro?
"Quest'ultima
di cui parla, è la teoria delle aree valutarie ottimali che era alla
base della proposta di separazione consensuale della Lega di Bossi. A mio
giudizio quella teoria oggi è più valida che mai. Ma non solo a
mio giudizio: vedo che ne parlano ancora in tanti. Lei pensi che nella
rivista “Intervento nella società” perfino l’onorevole Stefano
Fassina (si', proprio quello del PD) conclude un suo articolo del
Settembre 2014 con queste parole: «...dobbiamo preparare un piano B per
una separazione consensuale della nostra insostenibile area valutaria». Ma
queste sono
esattamente le conclusioni cui era giunta la Lega negli anni '90:
anch'essa proponeva una separazione consensuale perché la situazione
dell’area valutaria della Lira era irrazionale e con l’euro sarebbe
peggiorata. Potrei farle tante altre citazioni. Quella tecnicamente
più interessante però è di Zingales. Il 9 Maggio 2010 il
Sole 24 Ore aveva pubblicato uno straordinario articolo di Luigi
Zingales. Il titolo e il sottotitolo
dicevano già tutto: «È un matrimonio valutario non
riuscito. L’integrazione non è decollata. I paesi nordici hanno
bisogno di prezzi controllati, quelli mediterranei di inflazione. Due euro?
Meglio che uno. Una moneta per il Nord e una per il Sud salverebbero l’Europa».
Con la proposta di separazione consensuale la Lega, diceva esattamente che una
moneta per le Regioni del Nord e una diversa moneta per il Mezzogiorno,
avrebbero salvato dal declino entrambe le aree geografiche".
Francesco
Montanino
Giancarlo Pagliarini (Milano, 23 aprile 1942) è un politico italiano. È stato militante leghista fino al 2007. In seguito al congresso del partito di Umberto Bossi tenutosi nel gennaio di quell'anno, ha deciso di lasciare il movimento a causa di dissidi interni. Nella primavera 2008 si è candidato come indipendente con "La Destra", dopo che i leader del partito (Santanchè e Storace) hanno sottoscritto una dichiarazione di intenti che include il federalismo fiscale nel loro programma.
È stato Ministro del Bilancio e della Programmazione Economica nel 1994 durante il primo Governo Berlusconi
.





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