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venerdì 30 gennaio 2026

A NISCEMI NON SONO SCEMI

 


Un’intera popolazione costretta a lasciare le proprie case perché il terreno su cui poggiano si sta sbriciolando.

Il dramma vissuto dai cittadini di Niscemi è un pugno nello stomaco che non può lasciare indifferenti. Ancora una volta, la Sicilia paga il prezzo più alto di un evento meteorologico di eccezionale violenza: dopo le mareggiate che hanno devastato le coste, il ciclone Harry è tra le principali concause della frana che sta inghiottendo il quartiere. Oltre mille persone evacuate. Con loro cresce una rabbia antica, indirizzata a una classe politica che si è presentata sul posto solo per la rituale passerella. Le visite di Schlein e Meloni non sono passate inosservate in una comunità che si sente tradita e abbandonata.

Ora, dietro le solite promesse, si tenta di liquidare il dramma con la scorciatoia morale dell’abusivismo edilizio: una giustificazione comoda, crudele, disumana. Un modo vigliacco per lavarsene le mani.È lo stesso schema che si ripete da decenni. Si invoca l’unità nazionale solo quando conviene, mentre si criminalizza sistematicamente la parte più fragile e volutamente meno sviluppata del Paese.

Eppure, quando calamità analoghe colpiscono il Nord, la solidarietà diventa immediata, doverosa, persino obbligatoria. Poco importa se anche lì si è costruito sugli argini dei fiumi, spesso con condoni successivi. La doppia morale è sotto gli occhi di tutti. È qui che l’Italia, intesa come entità politica, mostra il suo fallimento. Non da oggi.

Ed è qui che torna drammaticamente attuale la lezione di Carlo Cattaneo: territori profondamente diversi per storia, cultura e struttura economica non possono essere governati come fossero un corpo omogeneo. Solo un vero federalismo potrebbe ricomporre una frattura che è ormai evidente. Perché quando una parte del Paese guarda l’altra con sospetto e disprezzo, la secessione è già avvenuta. Non nei confini, ma nei fatti.

E Niscemi è solo l’ennesima prova che ignorarlo, significa condannare il Sud a continuare a pagare da solo il prezzo delle scelte altrui.

Francesco Montanino

domenica 25 gennaio 2026

PER L'ITALIA IL CICLONE CHE HA INGHIOTTITO E DEVASTATO 200 KM DI COSTE AL SUD NON E' DEGNO DI NOTA

 


E volevano fare il Ponte sullo "Stretto"! 

La catastrofe naturale che ha colpito nei giorni scorsi Sicilia, Calabria e Sardegna sta vergognosamente passando in cavalleria. Nell’indifferenza generale, si sta facendo la conta dei danni provocati da un evento meteorologico quasi senza precedenti. La stima è ancora provvisoria, e si parla di circa due miliardi di euro. Quel che è certo, è che questo ciclone ha eroso interi tratti di costa del litorale jonico (oltre 200 km.) fra Calabria e Sicilia, oltre che la Sardegna orientale, e che in tanti hanno perso tutto.

Case e attività commerciali sommerse da acqua e sabbia. Così come, è stato letteralmente devastato un tratto della ferrovia che collega Messina con Catania. Le immagini di devastazione e distruzione stanno letteralmente facendo il giro dei social e di strumenti di divulgazione e condivisione come YouTube. Ma non certo dei principali media che stanno dedicando uno spazio informativo, praticamente insignificante, per non dire del tutto nullo. Hanno minimizzato e ridimensionato tutto, mentendo sapendo di mentire. Sarebbe dovuta scattare subito una gara di solidarietà con raccolta fondi per aiutare queste sfortunate popolazioni, e invece….niente di tutto questo! Evidenziando - casomai ce ne fosse stato ulteriormente bisogno - perché il livello e la qualità dell’informazione, sono sugli stessi livelli (se non, addirittura peggio) delle repubbliche centroafricane.

Popolazioni disperate e abbandonate al proprio destino, che chiedono solo di poter vivere dignitosamente nella propria terra. Le scene di quei ragazzi che hanno spalato il terreno che aveva rivestito i tratti di costa spazzati via dal ciclone Harry, hanno fatto il giro del web. Siccome però fanno a pugni, con lo stereotipo che vuole il meridionale quale fannullone, lavativo, piagnone e vittima, ecco che si decide di far calare la cortina del silenzio. Un’ulteriore conferma della mediocrità dell’informazione di questo ridicolo e scalcagnato paese. I pennivendoli e gli intellettualoidi di questo regime, del resto, hanno il compito di disinformare e di leccare il culo a un apparato di potere che dal 1861 non ha mai perso l’occasione per denigrare e affossare il Sud! E il dramma che si è abbattuto, ancora una volta, sulla nostra martoriata terra, non poteva certo rappresentare un’eccezione, che confermasse tale regola.

Dietro la patetica scusa dell’abusivismo edilizio (come se le costruzioni sulle rive di torrenti e fiumi, quando si generano le precipitazioni atmosferiche distruttive al nord, dovrebbero esistere per diritto divino), stiamo assistendo al gran gala’ dell’ipocrisia travestita da doppia, insopportabile morale. Il ciclone che ha flagellato il Sud e la Sardegna, è stato catastrofico perché si è venuta a creare una configurazione assai particolare, dal punto di vista meteorologico. Un evento del tutto eccezionale, così come conferma anche il dato rilevato dalle boe dell’ISPRA in merito all’altezza delle onde che ha raggiunto il picco di ben 16,7 metri al largo di Portopalo di Capo Passero nel braccio di mare che separa il Canale di Sicilia da Malta, nel cuore del Mediterraneo. Un picco mai registrato, da quando è stato introdotto questo particolare strumento di rilevazione nel 1989. E che la dice davvero lunga sul fatto che di fronte a un simile fortunale, ci sarebbe stato ben poco da fare praticamente ovunque e per chiunque.

Al di là di questi che sono tutt’altro che dettagli da trascurare, è il totale menefreghismo mostrato dalle istituzioni italiote a fare rabbia. In particolare, gradiremmo sapere dal fannullone padano Salvini se abbia ancora davvero senso, parlare di costruire il ponte sullo Stretto di Messina quando in Sicilia per arrivare da Catania o Siracusa nella parte occidentale dell’antica Trinacria, occorrono la bellezza di 10 ore se si decide di prendere il treno. O magari, del binario unico che è ancora presente in ampie zone della Calabria. Preferiamo, infine, stendere un velo pietoso sulla mancanza di strade e infrastrutture logistiche in queste regioni, che eppure avrebbero le potenzialità per emergere e intraprendere uno sviluppo economico in grado di non far fuggire altrove le migliori energie, a cercare fortuna. L’idea bislacca di costruire un ponte che colleghi Calabria e Sicilia, infine, cozza anche con la geologia di questi territori: non va, infatti, dimenticato che proprio in quell’area nel 1908 si verificò uno dei terremoti più forti mai registrati nella penisola, con lo tsunami che seminò morte e devastazione così come attestano le oltre 100mila vittime riportate dalle cronache di quel tempo.

Un ministro delle infrastrutture e dei trasporti che ignora questi dati, è totalmente inadeguato a rivestire questo delicato ruolo. Adesso, ci si sono aggiunti anche i danni provocati da questa straordinaria ed epocale ondata di maltempo che ha letteralmente messo in ginocchio, queste due regioni che già stanno facendo tanta fatica ad andare avanti. Siamo davvero curiosi di vedere come ancora ci delizierà, questo patetico voltagabbana che ha fatto scomparire dai radar della discussione politica, quel federalismo che - mai come oggi - è l’unica soluzione possibile per evitare che il Bel Paese sprofondi definitivamente!

Tornando alla sciagura che ha colpito Calabria, Sardegna e Sicilia, ciò che abbiamo avuto modo di notare, è che quando frane e alluvioni o altre calamità come i terremoti, mettono in ginocchio Emilia-Romagna, Toscana o Liguria, ecco che dobbiamo stare tutti sugli attenti, e partecipare alla ricostruzione. Oltre che essere sensibilizzati a reti unificate, sulla necessità di prendere parte alla raccolta fondi! Stavolta, no. Non è stato così. Si è deciso proditoriamente, e sulla base di un insopportabile e odioso pregiudizio, di negare a queste regioni colpite da un disastro epocale, la solidarietà e l’appoggio morale di cui eppure avrebbero tanto bisogno in queste ore di rabbia e smarrimento!

Si è starnazzato all’abusivismo edilizio, per giustificare e fingere di avere la coscienza pulita, adducendo che si sarebbe trattato del solito spreco di danaro pubblico quale vergognosa motivazione. E che dunque queste popolazioni, si devono arrangiare perché lo hanno voluto loro! Ignorando però in maniera artata, che quelle case e quelle attività commerciali sono state costruite anche 50, 70 e 100 anni fa. E che li, sono racchiusi i sacrifici di una vita.

Ora, è vero che ci sono state anche situazioni in cui l’uomo si è spinto troppo nel costruire e sfidare la natura. Ma fare di tutta un’erba un fascio, anche no! La doppia morale, dunque, risparmiatecela! Così come, la vostra inutile e deleteria presenza! Perché quando deciderete di mettere piede in Sicilia, Sardegna e Calabria sappiate che i calci nel culo che vi riserveranno, ve li sarete andati a cercare e saranno oltremodo legittimi!

Se vorrete essere coerenti fino in fondo con le vostre idee al Sud, che tanto schifate, non dovete metterci più piede! Sarebbe ora davvero di chiedervi il passaporto, ogni qual volta che varcherete i confini del Garigliano! Quando capiremo che l’unità d’Itaglia è una solenne presa per il culo, per giustificare quella che è - a tutti gli effetti - solo una colonizzazione e un’ignobile operazione, volta solo a sfruttarci economicamente e a renderci subalterni a un sistema che di democratico non ha proprio nulla?


Francesco Montanino




giovedì 1 gennaio 2026

PER L'ITALICA REPUBBLICHETTA DELLE BANANE PETI E FLAUTOLENZE ASSORTITE ANCHE PER IL 2026!

 

Come tradizione impone, anche quest’anno torna il consueto appuntamento con scorregge e peti di fine anno. Mai come in questo scorcio finale di 2025, abbiamo tanto materiale con cui poterci destreggiare e riflettere. Partiamo, come sempre, da lui: ovvero l’immarcescibile, intramontabile e inimitabile Presidente della Repubblica delle banane. Al secolo, Sergio Mattarella che stavolta ha voluto anticipare tutti, sparando prima del santo Natale una serie di peti ragguardevolmente fetidi e potenti.

Prima se la prende con chi si astiene (in maniera legittima, ci permettiamo di aggiungere) dall’andare a votare, tacciandoli di essere un pericolo (?!) per la democrazia, quando in realtà il vero rischio è rappresentato da lui e da ciò che esso rappresenta. Poi, non contento, sfodera il proprio istinto guerrafondaio difendendo a spada tratta, l’invio di soldi e armi per permettere l’acquisto dei cessi d’oro a Zelensky e alla sua cricca criminale di banditi e ladri della peggiore specie. In totale dispregio di chi fa sempre più fatica ad arrivare a fine mese, non riesce a trovare un lavoro dignitoso e ben pagato, e infine chiede maggiore sicurezza e tutela per la propria incolumità considerando gli assalti quotidiani cui è sottoposto da risorse e maranza assortiti.

Affermare che spendere il nostro denaro per le armi e la difesa è indispensabile, quando milioni di cittadini lottano quotidianamente per sopravvivere e barcamenarsi alla men peggio, rappresenta un’offesa inaccettabile. Ricordiamo, all’inquilino del Qui….Rinale, l’articolo 11 della Costituzione (che ricorda solo quando gli fa comodo) che testualmente recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”. Già questo basterebbe e avanzerebbe quale tangibile opposizione a un qualcosa che la stragrande maggioranza delle persone non vuole! E invece per far contento il cocainomane Zelensky (di cui racconteremo più avanti), il capo dello Stato si ricorda di essere stato ministro della difesa ai tempi del governo D’Alema che dette il placet per bombardare la Serbia, e si lascia andare a esternazioni esecrabili, oltre che di dubbio gusto.

Non contento, naturalmente il caro Mattarella ha voluto rincarare la dose anche a Capodanno con un altro micidiale scorreggione che ha perpetrato l’abitudine, che vuole l’ultimo giorno dell’anno quale momento preferito per lasciarsi andare a dichiarazioni stucchevoli e pallose. Dopo aver sproloquiato con incredibile faccia tosta di pace, credendo che tutti ci fossimo scordati di quanto detto alcuni giorni prima sulla necessità di incrementare la spesa in armamenti, stavolta a essere presi per i fondelli sono stati i giovani. La cariatide si è voluta arruffianare il consenso di chi la politica non la segue proprio, declamando concetti di cui ignora profondamente il significato. Quel che è certo è che personaggi come lui, farebbero piuttosto bene a farsi da parte e a smetterla di ergersi a portavoce di interessi che non coincideranno mai con i nostri.

Sulla stessa lunghezza d’onda, troviamo una new entry di tutto rispetto: Antonio Braccobaldo detto “Tajani”, che si è risentito solo perché Putin ha definito in un suo recente discorso quali “maialini”, i governanti europei. Il presidente della Federazione Russa non ha fatto altro che farsi portavoce del comune sentire che serpeggia in strati sempre più ampi della popolazione del Vecchio Continente. In questi giorni, nel silenzio dei nostri media che si confermano peggiori - in quanto a qualità e correttezza dell’informazione - di certe repubbliche centroafricane, è in corso una fortissima protesta da parte degli agricoltori europei che stanno contestando in maniera esemplare le scellerate politiche messe in atto dai “maialini” nei confronti di un settore, da sempre fondamentale e imprescindibile per le economie dei paesi facenti parte l’Unione.

Sull’altro lato della barricata, troviamo il Signor Cacarellando conosciuto dagli amici con il nomignolo di “Carlo Calenda”. L’esponente di “Azione” (pappona, come abbiamo avuto recentemente modo di evidenziare), non perde occasione per far ridere di sé, con i suoi improbabili e improponibili post su Facebook. Cianciare di “libertà” e di “democrazia” per esaltare gli invasati ucro-nazisti, descrive meglio di qualunque altra cosa il personaggio che evidentemente ci tiene ad abbaiare e starnazzare a più non posso, solo per darsi un contegno che evidentemente sa di non poter avere! Appartiene a quello stuolo di politicanti di basso lignaggio, che inneggia da sempre a quell’entità nauseabonda e lontana dai cittadini, che risponde al nome di Europa super stato. In tal senso, il letame e il liquame sparsi in quel covo di fannulloni e papponi che è diventato Bruxelles, ci sembrano quantomeno il minimo sindacale. Un’ondata di proteste che nelle prossime settimane potrebbero acuirsi ulteriormente, ed estendersi a macchia d’olio anche nelle altre città europee. Questi loschi personaggi meriterebbero ben di peggio, perché togliere soldi a chi lavora e produce per darli invece a chi sperpera il nostro danaro, per abbellire le proprie case con cessi d’oro e costringere la propria popolazione a vivere nelle ristrettezze e a combattere una guerra che nessuno vuole, è a dir poco abominevole.

Il ras del regime nazista ucraino, Zelensky, è un ex comico che ha messo al bando i partiti di opposizione, vessato e massacrato le popolazioni russofone del Donbass e che sta perseguitando gli stessi suoi connazionali, imponendo loro terrore e distruzione. Le sue folli dichiarazioni di Natale in cui prega affinché Putin muoia, lo qualificano da solo. Un pupazzo meschino nelle mani di lobby, potentati economici e luridi guerrafondai, che ha fatto ormai il suo tempo. Eroe però di chi vuole un tipo di Europa, che avverseremo sempre, comunque e a prescindere.

Un’Europa statalista, centralista e liberticida, lontana anni luce dalle nobili idee dei suoi padri fondatori. Il “Manifesto di Ventotene” è stato totalmente calpestato, da una classe politica composta da infami e bastardi che, prima o poi, pagheranno il fio della propria malvagità. Ci è bastato e avanzato vedere le lunghe code di gente affamata e disperata alla “Caritas” a Milano nella notte di Natale, per indignarci in maniera forte e convinta. A tirare troppo la corda, alla fine la si spezza. E riteniamo ormai maturi i tempi in cui, i popoli si ribelleranno con rabbia e determinazione, nei confronti di chi gli sta negando loro diritti, lavoro e un futuro fatto di speranza e dignità. La reazione popolare potrebbe essere non facilmente controllabile e foriera dunque di conseguenze imprevedibile. Chi ha provocato tutto questo, dovrà assumersene le responsabilità e rispondere per il male arrecato.

In questo minestrone di dichiarazioni e comportamenti folli e insensati, ritroviamo senz’altro i vari Rutte, Von der Lota e Kakka Kallas che non perdono mai occasione per lasciarsi andare a modus agendi improntati alle provocazioni e all’odio, riversati a piene mani non solo e non tanto nei confronti della Russia, quanto piuttosto di chi ne ha le scatole piene di loro, e di ciò che rappresentano. Si tratta dei soliti parassiti e pidocchi non eletti dai cittadini, che stanno semplicemente lì a guardia degli interessi e dei desiderata del Deep State. Ovvero, quell’élite guerrafondaia che sta facendo di tutto per trascinarci verso l’abisso della Terza Guerra Mondiale. Al solo scopo di smembrare la Russia e metterci le proprie lerce mani, per accaparrarsi delle sue enormi ricchezze naturali.

Per loro e nostra fortuna, il presidente russo Putin non ha finora ceduto alle reiterate e insopportabili provocazioni di questi escrementi umani. Basti solo ricordare alla carogna pappocrate di stampo europeo, che basta sganciare un solo Sarmat alla Russia per cancellare dalle cartine geografiche, i luoghi dove si annidano questi scarafaggi! Questo, mentre il controverso presidente statunitense Trump, sta provando ad annodare i fili di un faticoso dialogo con Mosca per raggiungere un accordo per porre fine a un conflitto che va avanti ormai da quasi 4 anni.

L’insignificante Unione Europea sta abbaiando e latrando in maniera disperata, ben consapevole che non sarà parte attiva nel processo di pace che ci auspichiamo porti alla denazificazione completa dell’Ucraina. Una guerra che ha ulteriormente rovinato la nostra economia, dal momento che tanto la maggioranza quanto l’oppofinzione hanno perorato politiche militariste che la stragrande maggioranza della popolazione rifiuta. Il netto successo del non voto, con astensionisti e schede nulle o bianche nelle ultime tornate elettorali non ha insegnato proprio niente, a chi non ha mai badato a curare i nostri interessi, quanto piuttosto quelli di centri di potere sovranazionali.

Dopo aver annusato ed esaltato fetore e virulenza dei peti presidenziali, ecco che scopriamo le amare sorprese che Gioggia e i suoi scagnozzi ci riserveranno nel 2026: incremento delle accise che renderà il pieno di gasolio ancora più salato (con conseguenze facilmente prevedibili per l’inflazione da costi che tenderà ad aumentare, dal momento che le spedizioni su gomma saranno ancora più onerose) cui si aggiunge un’ulteriore stangata alle assicurazioni, dal momento che le polizze che andremo a rinnovare o a fare ex novo sulle nostre automobili, costeranno ancora di più. In particolare, il prelievo fiscale sugli infortuni dei conducenti e sugli incidenti stradali aumenterà dal 2,5% al 12,5%, così come aumenteranno i pedaggi autostradali mediamente dell’1,5% e le ritenute fiscali sui trasferimenti tra imprese, a partire dal 2028. Doveva essere il governo che avrebbe abbassato le tasse, e invece notiamo un innalzamento della pressione fiscale che ci renderà tutti più poveri. Questo - ripetiamo - solo perché bisogna foraggiare la guerra voluta dal drogato di Kiev, ed esaltato da certa feccia politica, giornalistica e intellettualoide nostrana.

I toni trionfalistici della borgatara e del fannullone padano appaiono, in tal senso, fuori luogo e di pessimo gusto. La Meloni ha preannunciato che “il 2026 sarà peggiore” di quello che stiamo per lasciarci alle spalle. Chissà perchè non ne avevamo dubbi, a giudicare dall’ennesima manovra finanziaria lacrime e sangue con cui dovremo molto presto trovarci a fare i conti. Una manovra all’insegna del “più soldi e armi per l’Ucraina, più tasse per dissanguare le nostre tasche”, che la dice lunga su quelle che sono le priorità di questo governo. Per la gioia e il tripudio di quegli allocchi, che sono cascati nel tranello ordito da parte di chi non ha mai nascosto di voler proseguire sul solco tracciato da Draghi e la sua nefasta agenda.

Il tutto coperto da menzogne squallide con le quali, si continua a nascondere la situazione grazie anche alle vili coperture mediatiche, che descrivono mirabolanti successi che esistono solo in una realtà parallela e distante anni luce, da quella nella quale purtroppo ci troviamo. Compresa quella, in cui dice che “farà di tutto per la pace”: ci spieghi allora il perché del sostegno incondizionato agli infami regimi nazisti e assassini di Israele e Ucraina.

In particolare, nella martoriata striscia di Gaza si muore nella totale indifferenza e con la colpevole complicità della sedicente “comunità internazionale” occidentale, che continua ad utilizzare un doppio standard semplicemente vergognoso e inaccettabile. Si è arrivati al punto che se ci si permette di criticare il regime omicida ed etnocida di Netanyahu, si viene tacciati di antisemitismo. Dimenticando volutamente che non solo quella palestinese è una popolazione semita, e dunque i primi antisemiti sono per l’appunto gli israeliani, ma anche e sopratutto che gli ebrei hanno vissuto sulla propria pelle l’Olocausto e dunque fa specie che proprio loro stiano replicando, per filo e per segno, gli orrori dei nazisti.

Anche il fannullone padano Salvini, naturalmente, non è stato da meno in quanto a panzane stratosferiche. Dopo aver anch’esso esaltato il puzzo dello scorreggione presidenziale, lo ritroviamo sulla propria pagina di FB indossare un maglione di Natale del Milan e con il plastico del ponte sullo Stretto in mano. L’ennesima opera dove verranno malamente dilapidati i nostri soldi in una zona a fortissimo impatto sismico (è quella per intenderci dove avvenne il catastrofico terremoto del 1908 che mieté circa 100.000 vittime), quando piuttosto sarebbe il caso di rinforzare la rete infrastrutturale in Sicilia e Calabria dove le strade e i nodi ferroviari lasciano ancora a desiderare. Sarebbe semmai il caso di chiedere - secondo una logica federale che l’ex concorrente de “Il pranzo è servito” ha ormai del tutto smarrito, alle popolazioni di quei territori cosa ne pensino, a tal proposito.

Restando in un certo senso in tema l’ultimo pensiero del 2025, infine, lo vogliamo riservare all’entità pappocratica che si è recentemente formata, e che si chiama “Patto per il Nord”. Si tratta dell’ennesimo, stucchevole tentativo da parte di chi vorrebbe far leva sul malcontento dei leghisti della prima ora, solo per tenere in un alveo facilmente controllabile, il malcontento che serpeggia nei ceti produttivi (e non solo) del Nord. Di questi esempi di “scatole vuote”, ne abbiamo avuti a bizzeffe nel corso degli anni. Basti, ad esempio, pensare ai pentadementi che avrebbero dovuto aprire il Parlamento come una “scatoletta di tonno”, salvo poi diventare parte integrante (ma su questo non avevamo affatto dubbi) del sistema.

Resta il dato di fatto inconfutabile, che il federalismo è letteralmente sparito dai radar della discussione politica. E che non può essere uno specchietto per le allodole, da poter utilizzare con tale disinvoltura e superficialità. Eppure, i tempi sarebbero più che maturi per spazzare via il regime centralista, statalista e pappocratico che sta stritolando il Bel Paese da quasi 80 anni a questa parte. 

RED

lunedì 24 novembre 2025

EREZIONI REGIONALI: TUTTO MOSCIO, VINCE ANCORA LA PAPPOCRAZIA ITAGLIANA

 

Alle regionali, trionfa il non voto: com’era ampiamente prevedibile, cala il numero degli elettori che si recano alle urne confermando un trend irreversibile che vede un sempre maggiore numero di cittadini allontanarsi dalla politica. Non potrebbe essere altrimenti, considerando che l’intera classe politica (sia di maggioranza che di oppofinzione) si preoccupa più di curare gli affari propri e di altri soggetti, che non di chi gli affida il mandato di rappresentarli per risolvere i problemi. Mentre infatti il nostro governo e buona parte dell’oppofinzione sostengono sia giusto continuare a foraggiare anche economicamente i regimi nazisti di Israele e Ucraina, confermando di essere schiavi di potentati sovranazionali, un sempre maggiore numero di persone non ce la fa ad arrivare a fine mese, non trova lavoro, è alla mercé di delinquenti e criminali di ogni risma (le cronache nere dei quotidiani, assomigliano sempre più a veri e propri bollettini di guerra con scippi, borseggi, furti, rapine, aggressioni e violenze che stanno dilagando ovunque e a macchia di leopardo), ed è anche vittima di un sistema giudiziario troppo permissivo nei confronti di chi si macchia di reati efferati. Un totale scollamento fra chi continua a vivere lautamente alle nostre spalle e chi invece è alle prese con le difficoltà quotidiane, ormai diventate bigliettino da visita inconfondibile, di un paese allo sbando e destinato all’abisso.

Tornando all’esito delle regionali, come accennato il non voto si conferma essere il partito di maggioranza: le percentuali di chi ha preferito disertare le urne o annullato la scheda si attesta quasi al 60% ed è un dato particolarmente significativo pensando che si tratta di un dato in costante aumento e che è sintomatico di un malessere strisciante, che è comune a strati sempre più ampi della popolazione. Un crollo che ha superato il 10% rispetto alle ultime tornate in cui si era andati a votare per eleggere il presidente della Regione, in quei territori. Con un calo particolarmente marcato in Veneto, dove dal 62% si è passati ad appena il 44% di affluenza. Tutti a cantare vittoria, quando in realtà la situazione è ben diversa: i cittadini sono stanchi di assistere ai soliti teatrini della politica, e chiedono risposte serie e concrete ai problemi che li assillano. Problemi che non riguardano più solo e soltanto la necessità di trovare un lavoro e andare avanti, ma anche il diritto a essere curati e protetti da uno Stato sempre più pappone e arrogante. E che non solo si guarda bene dal farlo, ma addirittura opprime e perseguita chi chiede soltanto di esercitare i propri legittimi e sacrosanti diritti!

In Campania, ha trionfato il candidato del centro-sinistra Roberto Fico che ha una “sinistra” rassomiglianza con Manuel Fantoni, il personaggio immaginario di un fortunato film di Carlo Verdone di inizio anni ‘80: Fantoni raccontava un sacco di fregnacce, e siamo pronti a scommettere che il suo alter ego Fico farà altrettanto con i cittadini campani. Ha vinto con il 60% dei consensi del 44% di chi è andato a votare, così come - in maniera asimmetrica - il candidato del centrodestra, il leghista Stefani in Veneto. Infine, in Puglia vittoria del candidato del centrosinistra: Decaro (che sarà sicuramente caro nel senso di costoso, e i pugliesi avranno modo di accorgersene molto presto) raccoglie il testimone di Emiliano, e si afferma con il 65% dei consensi del 41% dei votanti. Alla fine, dunque, i tre vincitori hanno raccolto, più o meno, appena un quarto dei consensi degli elettori e non sono per niente espressione della maggioranza.

Se si guarda il risultato in maniera asettica, si nota che in queste tre regioni non è accaduto nulla di nuovo perché le coalizioni che detenevano la maggioranza più o meno si sono riconfermate. Non è cambiato nulla, a dispetto dei proclami e delle fanfare trionfalistiche che si stanno sentendo da entrambi gli schieramenti. Quando, però tanto il centro destra quanto il centro sinistra, cantano insistentemente vittoria in maniera irritante e paranoica perché i loro candidati vincono le elezioni alle regionali con il 50-60% dei consensi del 40% del corpo elettorale, ecco che la democrazia si trasforma in PAPPOCRAZIA!

PAPPOCRAZIA, perché le elezioni per essere valide dovrebbe vedere la partecipazione della metà più uno degli aventi diritto al voto. Come per i referendum, per essere valide le tornate elettorali dovrebbero essere espressione di un’affluenza alle urne che sia tale da rappresentare effettivamente la popolazione. E, invece, oggi accade che chi va a votare per mantenere un proprio privilegio o una propria clientela, abbia più peso di chi invece questo gioco non lo supporta e condivide più!

PAPPOCRAZIA, perché uno stuolo di infami che promettono mari e monti in campagna elettorale tradisce puntualmente il mandato che gli è stato conferito, svendendo i nostri voti per assecondare i propri stravizi!

PAPPOCRAZIA, perché i nostri diritti vengono quotidianamente calpestati in nome di un “politicamente corretto” che ci ha francamente strarotto il cazzo! Non siamo più liberi di pensare e dire ciò che pensiamo, solo perché il pensiero unico che ricopre la merdosa melassa globalista e mondialista, interviene in maniera censoria ricalcando lo schema predetto da Orwell.

PAPPOCRAZIA, perché la nostra classe politica è schiava e succube dei desiderata di lobby di stanza oltreoceano, e foraggia regimi nazisti e disumani come quelli di Israele e Ucraina.

PAPPOCRAZIA, perché il regime dei partiti - da quasi 80 anni a questa parte - ha dato vita a un indegno “magna-magna” (con tanto di tangenti, prebende e clientele) che coinvolge anche i media che non raccontano mai la verità, ed anzi continuano a leccare il culo ai potenti e ai signorotti di turno!

PAPPOCRAZIA, perché magistratura e sindacati rappresentano due ulteriori caste che campano anch’essa in maniera parassitaria alle spalle di chi lavora e produce e non svolgono il compito per il quale sono stati concepiti. Ovvero, garantire giustizia e certezza del diritto (magistratura) e tutelare i diritti dei lavoratori (sindacati), ed invece sono la palestra ideale per aspiranti politicanti e squallidi esibizionisti che hanno solo voglia di far parlare di sé!

PAPPOCRAZIA, perché la vigente costituzione ci impedisce di dire la nostra sulla ratifica dei trattati internazionali, sulla nomina del presidente della repubblica e anche sulla possibilità di modificare una carta ormai vecchia e decrepita. Ancorata a un mondo, quello di ottanta anni fa, che è stato consegnato ai libri di storia e che è profondamente e irrimediabilmente cambiato. Sarebbe piuttosto ora e il caso, di ripensare seriamente a una carta maggiormente al passo con i tempi e che tenga maggiormente conto delle esigenze dei territori, ma i PAPPONI di stanza al Quirinale e al Parlamento non vogliono, perché guai a dare voce e maggiori poteri decisionali al popolo! Sarebbe la loro pietra tombale e sarebbero costretti a fare una cosa che non hanno mai fatto da quando sono nati: trovarsi un lavoro serio!

Il regime pappocratico si regge sulla presenza di questi partiti: Papponi d’Itaglia, Lega pappona di Salvini, Forza Itaglia dei papponi, partito pappocratico, più Europa pappona, movimento cinque papponi, alleanza dei papponi verdi di sinistra, azione pappona. Se ce ne verranno altri in mente, avremo senz’altro modo di citarli nei prossimi articoli. Quel che è certo, è che a noi tale regime fa profondamente schifo e ci provoca soltanto una scarica diarroica e il vomito!

Francesco Montanino


lunedì 8 settembre 2025

I PETI FUORI STAGIONE DI MATTARELLA

 


Fra le tante panzane che, per cause indipendenti dalla nostra volontà, ci stiamo sorbendo in queste ultime settimane, quella profferita alcuni giorni fa dal capo dello Stato Mattarella, rientra senz’altro fra quelle che maggiormente suscitano la nostra ilarità. Affermare in pompa magna che “l’Europa non ha mai scatenato un conflitto e che l’Unione Europea serve per garantire la centralità del diritto” significa due cose: o non si conosce la storia, oppure si mente in maniera spudorata sperando di fare presa sugli stupidi e gli ingenui.

Chiunque abbia avuto modo di studiare la storia, sa benissimo che l’Europa – sin dai tempi degli antichi romani e dei greci – è sempre stata teatro di sanguinosi conflitti. Senza volerci spingere troppo in là nel tempo, basti solo ricordare ad esempio che Francia, Inghilterra e Germania hanno dato vita a guerre anche piuttosto lunghe e che hanno esteso la loro malevola influenza anche nel resto d’Europa. Del resto, l’Itaglia è nata per il volere delle élite massoniche che temevano tantissimo un’espansione economica e non solo del nostro amato Sud, a causa della sua naturale posizione nel cuore del Mediterraneo che gli permetteva di muoversi da una posizione invidiabile verso il continente asiatico.

Tornando a ciò che ha dichiarato il presidente della repubblica (naturalmente non eletto dal popolo, ed espressione piuttosto dei giochi dei partiti di regime che ne hanno addirittura allungato il mandato in barba alla Costituzione che non contempla affatto tale eventualità, stando alla volontà di chi l’aveva redatta nel 1946), giova solo ricordargli che l’Unione Europea rappresenta un’istituzione lontanissima dai cittadini, che oggi vuole a tutti i costi far scatenare una pericolosissima guerra contro la Russia solo perché i satrapi che governano i principali paesi che l’hanno fondata, non vogliono mollare in nessun modo il potere. Un esempio di dittatura vera e propria, alla faccia di quello che vogliono farci credere pennivendoli e intellettualoidi da strapazzo. Complici anch’essi di una colossale truffa, con la quale ci stanno spingendo verso una guerra che nessuno di noi vuole.

L’Unione Europea oggi pesa tantissimo sulle nostre già dissanguate tasche con tutti i balzelli che siamo costretti a pagarle. Oltre che essere costretti a recepire nel nostro ordinamento giuridico, provvedimenti partoriti dalla mente bacata di idioti che – in questi decenni – hanno sfornato “perle” come il diametro delle vongole, il divieto di cuocere la pizza nei forni a legna e – last but not least – la svolta Green con la quale eliminare progressivamente i motori diesel, per fare spazio a quelli ecologici che contemplano l’utilizzo delle costosissime e facilmente incendiabili batterie al litio.

Il “caro” Mattarella, poi, se n’è guardato bene dal prendere naturalmente le distanze dalle nefandezze commesse dal regime naziosionista di Israhell, nei confronti della popolazione palestinese. Da buon servo atlantista e della mafia askenazita, inoltre, si è pure dimenticato che nel 1999 era il Ministro della Difesa quando il governo guidato allora da Massimo D’Alema acconsentì all’utilizzo delle basi NATO presenti sul nostro territorio, per bombardare la Serbia distante appena un’ora di volo dal nostro spazio aereo.

Senza poi dimenticare che il fratello venne ucciso dalla mafia, non certo perché era un fedele servitore dello stato come hanno sempre voluto farci credere, quanto piuttosto perché evidentemente faceva parte della stessa organizzazione. O magari ci parli del padre, il cui ruolo nella strage di Portella della Ginestra, non è mai stato del tutto chiarito con Gaspare Pisciotta che venne zittito con la stricnina poco prima che potesse rilasciare delle scottanti dichiarazioni.

Ecco, se proprio vuole fare qualcosa di realmente utile si liberi da questo peso e ci racconti come stanno realmente le cose. Soprattutto i siciliani, suoi corregionali, avrebbero il sacrosanto diritto di sapere la verità su una pagina di storia mai sufficientemente chiarita! E che, ancora oggi, ci si guarda bene dal parlarne…

Francesco Montanino

lunedì 2 giugno 2025

BUONA FESSA DELLA REPUBBLICA!

 


La repubblica centralista e statalista delle banane compie 79 anni. La quasi ottuagenaria istituzione itagliana, partorita da un infame compromesso storico con il quale si è passati dalla padella fascista alla brace simil demo-comunista, continua a non essere un punto di riferimento per uomini e donne di buona volontà.

Cadaveri mummificati, sepolcri imbiancati, fannulloni, lavativi, parassiti di tutte le salse e delinquenti assortiti, rappresentano l’avanguardia di un paese, da sempre patrigno nei confronti dei propri figli che hanno voglia di fare e di lavorare. Un luogo divenuto, con il tempo, autentica fogna a cielo aperto dove criminali, assassini, imbroglioni, intrallazzatori, usurai e pedofili continuano a fare i cazzi loro, totalmente indisturbati e con il complice e colpevole avallo di certa classe politica e magistratura che sta lì appollaiata sul trespolo, a difenderli in maniera indefessa. Sventolando il vessillo del buonismo più ipocrita e melenso, per giustificare quelle che - a tutti gli effetti - sono solo porcate! E che continua a sbafare in maniera recidiva e indefessa, grazie ai nostri soldi (estorti sotto forma di inique gabelle) che servono solo a foraggiare i loro stravizi, e il loro essere parassiti che gozzovigliano e vivacchiano sulle spalle della collettività.

Alla fessa della repubblica, li vediamo tutti in orgogliosa parata davanti al tricoglione della vergogna, nato sul sangue degli innocenti e frutto di una menzogna storica che – presto o tardi – dovrà pur emergere a galla. E far capire, il vile inganno cui sono state sottoposte le popolazioni sparse lungo lo stivale che, a distanza di oltre 160 anni, non sanno ancora che sono state vittime di un complotto ordito dalle massonerie europee con il quale il Bel Paese è diventato una colonia nelle mani di personaggi senza scrupoli. Che non lesinano infamità e meschinità, quando qualcuno prova a smascherare il loro gioco!

Oggi, li vediamo tutti sfilare nel loro lerciume pronti a fare le piroette e i voltagabbana, oltre che gli utili idioti, di potentati di stanza oltreoceano. Si battono ipocritamente il petto per il genocidio della popolazione di Gaza perpetrato dallo stato nazista e criminale di Israele (che è stato da loro sostenuto attraverso l’invio di armi, in questi anni), mentre invocano e incoraggiano discorsi e atteggiamenti meramente guerrafondai nei confronti della Russia, che sta cercando di estirpare il cancro Zelensky dall’Ucraina. Il tutto, con l’avallo di media vigliacchi e leccaculo, buoni solo a servire ossequiosamente i loro padroni. E non certo a fare vera informazione, come eppure sarebbero tenuti a fare.

Basta dare uno sguardo, del resto, alla classifica redatta ogni anno da “Reporter senza frontiere” per rendersi conto di come la pseudo democrazia esistente in questo ridicolo paese, sia solo un concetto astratto. L’itaglia è al 49° posto al mondo, ed è dietro – pensate un po' – a Namibia, Gabon, e Capo Verde (solo per citare gli esempi più clamorosi), in questa particolare classifica! È il paese occidentale messo peggio, e questo la dice lunga sull’attendibilità di un sistema informativo quartomondista che avalla una classe politica marcia e corrotta. E che non vuole farsi portavoce delle istanze di trasparenza, che eppure sono richieste dalla maggioranza silenziosa della popolazione.

Pensate, ce la continuano a spacciare a far passare come “democrazia”, quella che invece è a tutti gli effetti una vera e propria “dittatura con il sorriso”. Una “democrazia” che, ai tempi della psicopandemia del Covid, non ha esitato a discriminare e a far passare per gli untori di manzoniana memoria, coloro i quali non cedettero all’infame ricatto vaccinale, facendosi in(o)culare un siero di dubbia composizione e dagli effetti collaterali – ancora oggi – del tutto ignoti e sconosciuti, nel medio lungo periodo. Era stato esercitato da tantissime persone il diritto alla libertà di scelta e di obiezione rispetto a un trattamento sanitario reso obbligatorio da istituzioni vigliacche che rispondevano (e che ancora oggi rispondono) ai diktat delle lobby farmaceutiche. In totale spregio al rispetto dei diritti umani e della persona, che eppure sono sanciti dagli statuti dell’ONU e dalla Convenzione di Oviedo. I pennivendoli asserviti e pavidi, se ne sono guardati bene dall’informare in maniera seria e corretta, assecondando invece un disegno liberticida e omicida.

Tornando alla fessa della repubblica di oggi, non vediamo cosa ci sia da festeggiare. La situazione di questo paese è a dir poco pietosa e inquietante: il tenore di vita sta sempre più peggiorando, e i sempre più frequenti fatti di cronaca nera, raccontano solo che la sicurezza è diventata un optional e che la giustizia (quella vera, e non certo quella voluta e rappresentata da certa classe politica e magistratura) è un orpello di cui si può fare tranquillamente a meno. Peccato che, insieme alla mancanza di infrastrutture, al foraggiamento di una guerra per interposta persona che nessuno di noi vuole e a un sistema sanitario (eccezion fatta, alcune lodevoli realtà) ormai allo sbando, siano diventati un lusso che gran parte della popolazione ormai non si può più permettere. Il regime fiscale, sempre più esoso e oppressivo posto in essere da questo Stato accattone e imbroglione, rappresenta la perfetta cartina di tornasole di un sistema basato su sprechi di varia natura e che è buono solo per assecondare il parassistismo cronico, di certi personaggi che – in altri contesti – farebbero una gran fatica a trovare un lavoro serio.

La fessa della repubblica è uno dei tanti specchietti per le allodole, posti in essere da questo regime. E gli utili idioti che si entusiasmano per questa patetica e clownesca rappresentazione, i principali polli da batteria da spennare e su cui poter sempre contare, in tutte le stagioni. L’itaglia, come ribadiamo ormai da interi decenni, è il problema. E non certo la soluzione.

 Francesco Montanino

mercoledì 28 maggio 2025

LA POLITICA CHE PROVA A NASCONDERE IL PROPRIO NULLA DIETRO I SUCCESSI SPORTIVI

 


Il Napoli vince il suo quarto scudetto della sua storia, da quando è stato istituito il Girone Unico noto come “Serie A”. Dopo un lungo ed estenuante testa-a-testa con l’Inter gli azzurri hanno fatto una vera e propria impresa, considerando anche la risaputa ostilità e avversità delle pseudoistituzioni calcistiche nazionali. Da sempre, mal disposte nei confronti delle squadre del Sud, come spesso e volentieri abbiamo avuto modo di constatare ieri come oggi.

Il trionfo del sodalizio partenopeo stavolta è più identitario che in passato, considerando che al timone c’era il salentino Antonio Conte, che dunque entra nella storia come il primo uomo del Sud ad aver fatto chiudere al primo posto in classifica una squadra del Mezzogiorno. La festa è esplosa non solo a Napoli, ma anche in vari angoli del pianeta: scene di giubilo e di gioia, le abbiamo viste – grazie ai social – anche a Milano, Barcellona, Madrid, New York, Londra e anche in diverse realtà di quel Nord pieno di emigranti che avranno sempre la propria città natia nel cuore. A fare da contraltare l’invidia e l’odio malcelati e riversati sui social in maniera gratuita, da certe menti bacate per le quali Napoli è da associare solo a fenomeni da baraccone come la tiktoker innominabile che ha invitato a invadere Roccaraso, non più tardi di qualche mese fa.

O magari a quei delinquenti allo stato brado che sono andati in giro strombazzando, allo scopo di tenere sveglia la squadra del Cagliari nell’immediata vigilia della partita che avrebbe consegnato lo scudetto all’ombra del Vesuvio. O, per finire la carrellata dei soliti stereotipi triti e ritriti, a quegli altri fenomeni dal limitato quoziente intellettivo (per non dire di peggio), che hanno pensato bene di rubare macchine a ignari cittadini, per riverniciarle e addobbarle per fare una festa che – di fatto – non gli appartiene.

Al netto di tutto questo una cosa che va assolutamente evitata, è l’appropriazione di questo successo non solo sportivo ma anche in termine di immagine di Napoli, da parte di certa classe politica. I gaglioffi che si riempiono la bocca - in queste ore di grande festa e orgoglio identitario - con il nome di Napoli, al solo scopo di raccattare consensi qua e là, devono solo starsene zitti!

Con la loro falsa prosopopea, buona solo per assecondare i propri scopi di accaparramento di soldi e potere, non hanno nessun diritto di avocare a sé meriti che non hanno! Il riferimento al sindaco “manfreduccio con la ricotta” non è casuale, considerando che la capitale del Sud continua ad avere problemi atavici in termini di vivibilità. E non solo.

Secondo l’ultimo rapporto dell’ISTAT, nel primo trimestre di quest’anno, la disoccupazione giovanile a Napoli si attesta al 19% con un incremento di 1,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Andamento analogo per la disoccupazione generale, salita al 6% con un tasso di inattività fermo al 32%. Decisamente peggio invece l’indice della qualità della vita, dove Napoli precede solo Reggio Calabria, in un contesto generale che vede quasi tutto il Sud annaspare nelle ultime posizioni.

Queste statistiche, già da sole, la dicono lunga sulla pessima qualità degli amministratori pubblici non solo di Napoli, ma dell’intero Mezzogiorno. E dovrebbero far svegliare le popolazioni che vi abitano, ogni qualvolta ci si reca alle urne, sull’opportunità di attribuire il voto, ai soliti volti noti della politica. Pronti solo ad arraffare il malloppo, ogni qualvolta gli si presenta l’occasione di farlo, come abbiamo avuto modo di constatare per interi decenni.

È stato stimato che, in questi giorni a cavallo fra la fine di maggio e l’inizio di Giugno, lo scudetto del Napoli sommato al ponte per la festa della repubblica (delle banane), genererà un indotto, in termini turistici, di circa 270 milioni di euro per la Campania. Alberghi, ristoranti e B&B letteralmente presi d’assalto da visitatori provenienti da ogni parte del mondo, desiderosi di ammirare le bellezze artistiche, gastronomiche, folkloristiche e culturali della regione più importante del Mezzogiorno insulare.

Un risultato a dir poco ragguardevole che si spera non venga sperperato, come al solito, in malo modo dalle nostre istituzioni locali. Che da sempre brillano in demagogia e annunci in pompa magna, salvo poi disattendere le attese e arrecare i soliti danni al territorio.

L’assegnazione, poche settimane fa, della “Coppa America” nel 2027, rappresenta poi l’ennesima grande occasione di rilancio e di sviluppo per Napoli. Abbiamo sempre negli occhi, gli sperperi e le promesse sparse qua e là dalla classe politica partenopea (sia di pseudo destra che di pseudo sinistra), che si sperticava nell’illudere i cittadini al solo scopo di tenere il culo saldamente incollato sulle cadreghe.

Un atteggiamento che ben conosciamo, sin dai tempi dell’istituzione della famigerata Cassa per il Mezzogiorno, che avrebbe dovuto garantire benessere e sviluppo, dopo il terribile e devastante terremoto del 23 novembre 1980. Invece, così non è stato con tutte le cattedrali nel deserto che sono sorte sui nostri territori, e gli infami sperperi di denaro pubblico che hanno solo gonfiato i portafogli di politicanti collusi con la camorra. A tutto discapito della collettività, che non solo è stata costretta a pagare ingenti tasse, ma ha anche continuato ad usufruire di beni e servizi pubblici (nel migliore dei casi) di qualità scadente, se non addirittura inesistenti. E – quale maleodorante ciliegina, su una torta già di per sé abbondantemente indigesta – ci si è messo pure il ricorso a pratiche assistenziali e clientelari, per elemosinare un consenso del tutto immeritato, come si sarà potuto ben capire.

La situazione purtroppo non è cambiata per nulla. I dati inerenti alle elezioni amministrative che si sono tenute nell’ultimo weekend, anche in diverse città del Mezzogiorno, parlano chiaro: l’astensionismo dalle nostre parti continua ad essere il primo partito con punte del 35-40%, cui vanno aggiunte anche le schede bianche e nulle. Un risultato che, naturalmente, i tromboni di regime se ne guardano bene dall’evidenziare, perché è necessario continuare a far credere che in questo ridicolo paese ci sia ancora la democrazia dell’alternanza. Con entrambi gli schieramenti dediti più a prendere per il culo i cittadini, che non a risolvere realmente i loro problemi come, eppure, sarebbero tenuti a fare.

Tornando quindi ai barlumi di luce che ogni tanto si intravedono quando ci sono successi di vario genere riportati dal Sud, ecco che ribadiamo forte e chiaro l’invito a certi personaggi del peggiore sottobosco della politica, di tenere giù il loro lercio zampone da ciò che non gli appartiene. Con l’invito, piuttosto, di andarsene a fare in culo e anche alla svelta…

Francesco Montanino


 
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