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lunedì 24 novembre 2025

EREZIONI REGIONALI: TUTTO MOSCIO, VINCE ANCORA LA PAPPOCRAZIA ITAGLIANA

 

Alle regionali, trionfa il non voto: com’era ampiamente prevedibile, cala il numero degli elettori che si recano alle urne confermando un trend irreversibile che vede un sempre maggiore numero di cittadini allontanarsi dalla politica. Non potrebbe essere altrimenti, considerando che l’intera classe politica (sia di maggioranza che di oppofinzione) si preoccupa più di curare gli affari propri e di altri soggetti, che non di chi gli affida il mandato di rappresentarli per risolvere i problemi. Mentre infatti il nostro governo e buona parte dell’oppofinzione sostengono sia giusto continuare a foraggiare anche economicamente i regimi nazisti di Israele e Ucraina, confermando di essere schiavi di potentati sovranazionali, un sempre maggiore numero di persone non ce la fa ad arrivare a fine mese, non trova lavoro, è alla mercé di delinquenti e criminali di ogni risma (le cronache nere dei quotidiani, assomigliano sempre più a veri e propri bollettini di guerra con scippi, borseggi, furti, rapine, aggressioni e violenze che stanno dilagando ovunque e a macchia di leopardo), ed è anche vittima di un sistema giudiziario troppo permissivo nei confronti di chi si macchia di reati efferati. Un totale scollamento fra chi continua a vivere lautamente alle nostre spalle e chi invece è alle prese con le difficoltà quotidiane, ormai diventate bigliettino da visita inconfondibile, di un paese allo sbando e destinato all’abisso.

Tornando all’esito delle regionali, come accennato il non voto si conferma essere il partito di maggioranza: le percentuali di chi ha preferito disertare le urne o annullato la scheda si attesta quasi al 60% ed è un dato particolarmente significativo pensando che si tratta di un dato in costante aumento e che è sintomatico di un malessere strisciante, che è comune a strati sempre più ampi della popolazione. Un crollo che ha superato il 10% rispetto alle ultime tornate in cui si era andati a votare per eleggere il presidente della Regione, in quei territori. Con un calo particolarmente marcato in Veneto, dove dal 62% si è passati ad appena il 44% di affluenza. Tutti a cantare vittoria, quando in realtà la situazione è ben diversa: i cittadini sono stanchi di assistere ai soliti teatrini della politica, e chiedono risposte serie e concrete ai problemi che li assillano. Problemi che non riguardano più solo e soltanto la necessità di trovare un lavoro e andare avanti, ma anche il diritto a essere curati e protetti da uno Stato sempre più pappone e arrogante. E che non solo si guarda bene dal farlo, ma addirittura opprime e perseguita chi chiede soltanto di esercitare i propri legittimi e sacrosanti diritti!

In Campania, ha trionfato il candidato del centro-sinistra Roberto Fico che ha una “sinistra” rassomiglianza con Manuel Fantoni, il personaggio immaginario di un fortunato film di Carlo Verdone di inizio anni ‘80: Fantoni raccontava un sacco di fregnacce, e siamo pronti a scommettere che il suo alter ego Fico farà altrettanto con i cittadini campani. Ha vinto con il 60% dei consensi del 44% di chi è andato a votare, così come - in maniera asimmetrica - il candidato del centrodestra, il leghista Stefani in Veneto. Infine, in Puglia vittoria del candidato del centrosinistra: Decaro (che sarà sicuramente caro nel senso di costoso, e i pugliesi avranno modo di accorgersene molto presto) raccoglie il testimone di Emiliano, e si afferma con il 65% dei consensi del 41% dei votanti. Alla fine, dunque, i tre vincitori hanno raccolto, più o meno, appena un quarto dei consensi degli elettori e non sono per niente espressione della maggioranza.

Se si guarda il risultato in maniera asettica, si nota che in queste tre regioni non è accaduto nulla di nuovo perché le coalizioni che detenevano la maggioranza più o meno si sono riconfermate. Non è cambiato nulla, a dispetto dei proclami e delle fanfare trionfalistiche che si stanno sentendo da entrambi gli schieramenti. Quando, però tanto il centro destra quanto il centro sinistra, cantano insistentemente vittoria in maniera irritante e paranoica perché i loro candidati vincono le elezioni alle regionali con il 50-60% dei consensi del 40% del corpo elettorale, ecco che la democrazia si trasforma in PAPPOCRAZIA!

PAPPOCRAZIA, perché le elezioni per essere valide dovrebbe vedere la partecipazione della metà più uno degli aventi diritto al voto. Come per i referendum, per essere valide le tornate elettorali dovrebbero essere espressione di un’affluenza alle urne che sia tale da rappresentare effettivamente la popolazione. E, invece, oggi accade che chi va a votare per mantenere un proprio privilegio o una propria clientela, abbia più peso di chi invece questo gioco non lo supporta e condivide più!

PAPPOCRAZIA, perché uno stuolo di infami che promettono mari e monti in campagna elettorale tradisce puntualmente il mandato che gli è stato conferito, svendendo i nostri voti per assecondare i propri stravizi!

PAPPOCRAZIA, perché i nostri diritti vengono quotidianamente calpestati in nome di un “politicamente corretto” che ci ha francamente strarotto il cazzo! Non siamo più liberi di pensare e dire ciò che pensiamo, solo perché il pensiero unico che ricopre la merdosa melassa globalista e mondialista, interviene in maniera censoria ricalcando lo schema predetto da Orwell.

PAPPOCRAZIA, perché la nostra classe politica è schiava e succube dei desiderata di lobby di stanza oltreoceano, e foraggia regimi nazisti e disumani come quelli di Israele e Ucraina.

PAPPOCRAZIA, perché il regime dei partiti - da quasi 80 anni a questa parte - ha dato vita a un indegno “magna-magna” (con tanto di tangenti, prebende e clientele) che coinvolge anche i media che non raccontano mai la verità, ed anzi continuano a leccare il culo ai potenti e ai signorotti di turno!

PAPPOCRAZIA, perché magistratura e sindacati rappresentano due ulteriori caste che campano anch’essa in maniera parassitaria alle spalle di chi lavora e produce e non svolgono il compito per il quale sono stati concepiti. Ovvero, garantire giustizia e certezza del diritto (magistratura) e tutelare i diritti dei lavoratori (sindacati), ed invece sono la palestra ideale per aspiranti politicanti e squallidi esibizionisti che hanno solo voglia di far parlare di sé!

PAPPOCRAZIA, perché la vigente costituzione ci impedisce di dire la nostra sulla ratifica dei trattati internazionali, sulla nomina del presidente della repubblica e anche sulla possibilità di modificare una carta ormai vecchia e decrepita. Ancorata a un mondo, quello di ottanta anni fa, che è stato consegnato ai libri di storia e che è profondamente e irrimediabilmente cambiato. Sarebbe piuttosto ora e il caso, di ripensare seriamente a una carta maggiormente al passo con i tempi e che tenga maggiormente conto delle esigenze dei territori, ma i PAPPONI di stanza al Quirinale e al Parlamento non vogliono, perché guai a dare voce e maggiori poteri decisionali al popolo! Sarebbe la loro pietra tombale e sarebbero costretti a fare una cosa che non hanno mai fatto da quando sono nati: trovarsi un lavoro serio!

Il regime pappocratico si regge sulla presenza di questi partiti: Papponi d’Itaglia, Lega pappona di Salvini, Forza Itaglia dei papponi, partito pappocratico, più Europa pappona, movimento cinque papponi, alleanza dei papponi verdi di sinistra, azione pappona. Se ce ne verranno altri in mente, avremo senz’altro modo di citarli nei prossimi articoli. Quel che è certo, è che a noi tale regime fa profondamente schifo e ci provoca soltanto una scarica diarroica e il vomito!

Francesco Montanino


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