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lunedì 24 dicembre 2018

UN NATALE ITAgLIANO


Fine anno, tempo di bilanci. Il 2018 che sta per chiudersi, lo ricorderemo come l’anno in cui certi guitti non hanno mai smesso di far parlare di sé, occupando le cronache per la loro manifesta incapacità, ben spalleggiati dai soliti pennivendoli di regime che continuano a leccargli il culo come se non esistesse un domani. È scontato il riferimento ai due “giggini” nostrani (“o’ sindachino” e “o’ bibitaro”), oltre che al fannullone padano, diventato nel frattempo naziunal-popolare.

Iniziamo a portare i nostri “doni” natalizi e di fine anno al primo cittadino di Napoli che, non solo ha ridotto la capitale del Sud in un’enorme cloaca a cielo aperto ma ha ricevuto i reiterati richiami della Corte dei Conti per la disastrosa situazione finanziaria in cui versa l’amministrazione comunale partenopea. Preso dalle sue manie di onnipotenza, infatti, “o’ sindachino” continua a pensare a dispensare favori e prebende ai suoi amici e parenti, con un occhio di riguardo poi, in particolare, ai fuorusciti dei cessi (a)sociali. Ovvero, i figli di papà che - pur provenendo da famiglie ricche – sfogano la loro noia distruggendo tutto ciò che hanno a tiro e dandosi un’immagine migliore di sé, cianciando di concetti quali l’uguaglianza sociale, la giustizia, i diritti ecc. Fra una canna e l’altra, non vanno oltre Mezzocannone e quello che dovrebbe essere il sindaco di tutti, si rivela piuttosto essere quello della parte fancazzista e scansafatiche della città.
Giova sempre ricordare, infatti, che Giggino è stato eletto con i voti della parte parassitaria e lavativa di Napoli, vale a dire quella che si lamenta sempre e comunque, pretende di non fare una benemerita minchia dalla mattina alla sera ritenendo che tutto gli è dovuto ed infine si sveglia con l’intento di fregare e prendere in giro chi magari prova a portare il piatto a tavola, in maniera onesta. Con questi atteggiamenti, inoltre, alimenta i soliti stereotipi che ci dobbiamo sorbire, non bastasse ciò che naturalmente combina il pus camorristico.

La città intanto se ne sta letteralmente cadendo a pezzi, con le periferie totalmente abbandonate a sé stesse ed un degrado, non solo morale, che sta assestando durissimi colpi al prestigio di quella che ad un tempo era una bellissima capitale europea. Le aperture e le inaugurazioni sono il suo forte, ignorando invece ciò che accade in quartieri come Scampia che pure fanno parte del territorio comunale. Degli antichi fasti e splendori, come avrete potuto capire, è rimasto soltanto il nome.
Giggino, intanto, pensa al futuro e vorrebbe provare ad alimentare il sentimento di rivalsa che anima, come fuoco che cova sotto la cenere, di gran parte dei napoletani che stanno iniziando finalmente a capire che dall’unità d’itaglia, ci abbiamo solo rimesso. L’obiettivo è quello – udite udite – di ambire alla carica di Presidente del Consiglio. Peccato per lui che temi come l’autonomia e l’indipendenza, non siano assolutamente alla sua portata. Infatti, gli ricordiamo che per poter essere davvero liberi, bisognerebbe innanzitutto secedere da questo paese da operetta, da cui lui continua a ricevere prebende di ogni tipo.

La Lega Sud esiste già e di sicuro non potrà mai essere quella che ha in mente lui. A differenza nostra, noi continuiamo a perseguire l’obiettivo di tagliare i ponti con l’itaglia da quasi 25 anni, mentre lui lo agita per meri scopi propagandistici visto e considerato che fra non molto – finalmente e fortunatamente, viene voglia di dire – il suo mandato terminerà. Di certo c’è che non lo rimpiangeremo affatto, dal momento che è riuscito nella non facile impresa addirittura di fare peggio dei suoi poco illustri predecessori, Don Antonio Berisha detto “Bassolino” e Rosetta Russo Jervolino.
Pensavamo che fosse impossibile, ed invece ci siamo sbagliati perché al peggio non ci potrà mai davvero essere limite. Ma la smania di copiare di questo sindachino prezzemolino non si ferma qui. Da tempo, abbiamo lanciato il discorso del CompraSud e lui ha scopiazzato pari pari la nostra idea, stipulando un accordo con la catena di supermercati “Carrefour” per l’introduzione al loro interno di uno stand dedicato alle aziende che producono specialità alimentari napoletane.
Viene a questo punto da chiedersi con quali soldi, visto e considerato che le casse comunali sono vuote ed il default ormai è dietro l’angolo. In un paese civile, questo personaggio sarebbe già stato arrestato e processato. Fermo restando che, per come la vediamo noi, sarebbe piuttosto il caso di introdurre una norma che preveda la responsabilità solidale ed illimitata (come accade, per intenderci, nelle società di persone) degli amministratori pubblici nella gestione finanziaria degli enti che presiedono. Ovvero, far pagare di tasca loro ogni euro che manca senza che invece siano, come sempre, i cittadini a dover farsi carico della sciatteria e dell’incapacità di chi già intasca un lauto e profumatissimo stipendio per risolvere i loro problemi. Molto spesso, ci dimentichiamo che gli amministratori pubblici dovrebbero rispondere del loro operato esclusivamente agli elettori. E che dunque queste smanie da primedonne che da sempre ostentano, andrebbero azzerate.

Tornando al nostro “sindachino”, infine, ci chiediamo dove e con quali risorse voglia stipare gli immigrati clandestini che ogni giorno sbarcano (a dispetto di ciò che dice il fannullone padano, ma di questo ce ne occuperemo nel prosieguo dell’articolo) sulle nostre coste.
Il virus idiota del buonismo melenso ed ipocrita, evidentemente ha eroso l’ultimo neurone di questa pseudo amministrazione comunale, visto e considerato che in nome di un’accoglienza che Napoli non può proprio permettersi per le ragioni che sappiamo, intende popolare la città di persone di cui non conosciamo neppure l’identità oltre che la provenienza. Cioè, non sappiamo se realmente stiano scappando dalle guerre, se non piuttosto sono stati chiamati da qualcuno che ha paventato loro mari e monti. Confidando sull’inadeguatezza del sistema giustizia che fa letteralmente acqua da tutte le parti per la sua propensione a difendere i delinquenti ed a punire in maniera assurda ed ingiusta chi prova a far valere i propri diritti. Ed anche su chi sul business dell’immigrazione selvaggia e clandestina – in ossequio a quella bestialità chiamata Piano Kalergi – sta lucrando profitti appetitosi, avallando quella che a giusta ragione possiamo considerare la tratta degli schiavi del Terzo Millennio.

Non è affatto una questione di razzismo, come qualche stupido benpensante potrebbe essere indotto a pensare, quanto piuttosto di raziocinio e buonsenso: può una città afflitta da secolari problemi sociali come Napoli essere nelle condizioni di accogliere altri disperati? La risposta è naturalmente NO. Il prezzo da pagare, in termini di civile convivenza, sarebbe davvero altissimo anche perché questi signori ben pasciuti che sbarcano non solo non danno davvero l’impressione che stiano morendo di fame, ma credono di poter fare ciò che vogliono, pascolando in casa altrui. In totale dispregio di quelle leggi e di quella scala di valori che pure sarebbero tenuti a rispettare ed osservare, se veramente vogliono integrarsi ed essere stimati. Invece così non è, ed ecco che oltre ai tantissimi mali che affliggono ormai da interi decenni la capitale del Sud (camorra, disoccupazione, degrado, ecc.) se ne aggiungono altri di cui volentieri vorremmo fare a meno. 

Di questo, non possiamo far altro che ringraziare lo stato itagliano. Da 150 e passa anni, il Sud è diventato un’autentica latrina. E di ciò, non possiamo far altro che ringraziare anche quegli ascari che si sono seduti nelle poltrone romane solo ed esclusivamente per fare i cazzi propri! Una classe politica, quella meridionale, che non ha mai fatto gli interessi del proprio popolo e che anzi non ha mai perso occasione per tradirlo e fotterlo, ogni qualvolta se ne presentasse l’opportunità. Un andazzo che naturalmente continua ad esistere, ieri come oggi. Ed al quale, non sfugge nemmeno l’attuale governo composto dal “bibitaro” e dal “fannullone” padano, oggi diventato naziunal-popolare dopo aver abiurato il federalismo.

Partendo da Giggino “o’ bibitaro”, non possiamo fare a meno di rimarcarne la totale incapacità. La promessa del reddito di nullatenenza è qualcosa di assurdo, che alimenterà solo assistenzialismo e scarsa voglia di lavorare. Un provvedimento a dir poco pernicioso che naturalmente ricadrà sulle tasche di chi lavora e produce, e che già fa una grandissima fatica ad arrivare a fine mese. Infatti, ci siamo sempre chiesti con quali soldi potrà essere finanziata questa vera e propria mancetta elettorale con cui i 5 stelle si sono ingraziati il voto del Sud.
Ricordiamo ancora molto bene le scene grottesche, cui abbiamo assistito pochi giorni dopo le elezioni dello scorso marzo, in cui gli uffici di collocamento di varie città meridionali erano stati letteralmente presi d’assalto perché chi aveva dato il voto ai pentapagliacci, pensava già di poter riscuotere quanto gli era stato promesso poco prima che ci si recasse alle urne. Il reddito di nullatenenza, per come è stato concepito, non solo alimenterà indesiderate sacche di parassitismo ma sarà un affare anche per quegli esercizi commerciali dove la prebenda andrà interamente spesa. Il “bibitaro” parla del modello tedesco, ma dovrebbe ben sapere che in Germania le cose funzionano in ben altro modo. E che in quel paese, il deficit pubblico è di gran lunga minore rispetto a quello nostrano. Ci avevano anche detto che avrebbero aperto il Parlamento come una scatoletta di tonno, salvo poi farsi una bella e saporita scarpetta con nomine e prebende.

Inoltre, il ridimensionamento della manovra finanziaria dietro le forti spinte di quell’altro covo di fancazzisti che risponde al nome dell’Unione Europea, rende davvero chiara l’idea di come questo esecutivo abbia – e su questo non avevamo assolutamente dubbi – calato le braghe di fronte ai desiderata dei poteri forti e delle massonerie. Infine, ci sarebbe molto da dire anche sulle best practices del padre del bibitaro, ma preferiamo aspettare il termine delle indagini prima di poterci esprimere. Resta il dato di fatto che i grullini non possono affatto atteggiarsi quali depositari unici della verità e che il valore dell’”honestà” di sicuro non gli appartiene. Né a lui, né tantomeno a quegli altri brutti ceffi (il PD, l’estrema sinistra, Forza itaglia e fratelli d’itaglia) che sono appollaiati sui banchi dell’opposizione, a strepitare ed a starnazzare come oche spiumate dopo tutti i disastri che hanno combinato, negli ultimi anni.
Così come non può e non deve assolutamente atteggiarsi a sceriffo, il caro Salvini. Il fannullone padano, dopo aver gettato nel dimenticatoio tutto ciò che è federalismo, non perde mai occasione per pavoneggiarsi e dare continue dimostrazioni della propria incapacità.
Da quando è titolare del Viminale, poi, le espulsioni dal nostro territorio di chi si è macchiato di crimini, si contano davvero sulle punte delle dita. E chi non ha la possibilità di difendersi o affidarsi ad un sistema giudiziario degno di un paese civile, continua a vivere nell’incubo di essere vittima di episodi che possono addirittura metterne a repentaglio la stessa vita.
Certo, sono diminuiti gli sbarchi ma è davvero troppo poco per arginare quella che è un’emergenza particolarmente sentita da chi ogni giorno già deve lottare contro mille difficoltà. Un governo serio avrebbe già provveduto non solo a rimpatriare tutti coloro i quali sono qui senza uno straccio di lavoro, di reddito e di domicilio ma anche ad espropriare i ricchi patrimoni di quelle ONG, di quei personaggi e di quei partiti che negli anni scorsi hanno avallato questo vero e proprio mercimonio! Ci saremmo aspettati questo tipo di provvedimenti, e non certo i selfie sui social ed i continui spot dispensati a piene mani, solo ed esclusivamente per soddisfare le proprie manie di protagonismo ed esibizionismo.

Dalla sua Lega, inoltre, ci saremmo aspettati maggiore incisività sul fronte della riduzione della pressione fiscale e dello snellimento della pachidermica macchina burocratica. La flat tax non doveva riguardare le partite IVA, gli artigiani ed i commercianti, ma andava estesa a tutti ed in maniera ben più consistente del 15% che è solo un punto di partenza, dal nostro punto di vista. Doveva coinvolgere anche i lavoratori dipendenti ed i pensionati perché alimentando i consumi si mette in moto tutto il sistema economico. Sarebbe bastato eliminare quell’abominio del reddito di nullatenenza, ed allargare la platea contributiva per dare un senso ad una manovra finanziaria che, così com’è stata concepita, non produrrà nessun effetto. Se non quello, di rinvigorire sacche di assistenzialismo e clientelismo di cui volentieri avremmo fatto a meno.
Per come l’abbiamo sempre vista noi, occorrerebbe seguire gli esempi di paesi come la Svizzera, la Russia e molti dell’est europeo, in cui sburocratizzazione e bassissima imposizione fiscale hanno creato le condizioni affinché molte imprese decidessero di trasferirvi la propria sede legale e di creare stabilimenti, approfittando delle condizioni particolarmente vantaggiose poste in essere da quegli Stati. In alcuni casi, come quello svizzero e russo, parliamo di realtà organizzate in forma federale, e non è un caso. Perché è solo con una struttura realmente ed autenticamente federale che è possibile ridurre sprechi, migliorare l’efficienza della macchina pubblica ed offrire servizi qualitativamente migliori ai cittadini, a costi decisamente più sostenibili. Insomma, un qualcosa di serio e ponderato rispetto al nulla dei neobarbonici che più di invocare il ritorno di reucci da operetta, non riescono a concepire. Idee chiare e semplici, che richiedono solo buonsenso e volontà di porre fine ad una condizione di subalternità che si è rivelata essere perniciosa e foriera di povertà.

Quello che era un cavallo di battaglia della Lega di 25-30 anni fa, è stato letteralmente dilapidato e gettato alle ortiche. Ritenevamo che quel che resta del “Carroccio”, potesse farsi portavoce delle istanze autonomiste e federaliste che comunque sono sempre state presenti in questo sgangherato paese, ed invece abbiamo dovuto purtroppo constatare che ci siamo sbagliati.
Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, il movimento fondato da Umberto Bossi spesso ci ha messo i bastoni fra le ruote (come nel 2001 allorchè non mantenne neanche i patti politici sottoscritti), quando siamo stati davvero sul punto di avviare una svolta in senso indipendentista al Mezzogiorno che oggi ha un tasso di crescita inferiore ai paesi dell’Est Europa che ricevono anche i contributi ed i fondi dall’Unione Europea. Quella che ad un tempo era una terra ricca di opportunità, è diventata quasi una pattumiera grazie al centralismo ed alle scellerate politiche poste in essere dallo stato itagliano che si è servito da sempre del Sud solo ed esclusivamente per sfruttarlo e succhiarne le risorse.
Oggi, assistiamo ad una totale abiura dell’alternativa federalista ed indipendentista dal dibattito politico, grazie alla svolta totalmente nazionalista di Salvini che ormai sta fagocitando l’intero centro-destra e iniziando a togliere parlamentari ai 5 stelle, ben sapendo che, se si tornasse alle urne, potrebbe addirittura avere i numeri per governare da solo. Anche se, però, i segnali che iniziano a venire soprattutto dal Veneto non possono tranquillizzarlo: il Nord-Est ha mangiato la foglia, ed ora rilancia forte il tema di quell’autonomia che pure aveva chiesto a gran voce, insieme – anche se, in questo caso, in maniera molto più attenuata alla Lombardia) nel referendum consultivo che si è tenuto il 22 ottobre dello scorso anno.

Non smetteremo mai di invocare il rilancio di queste tematiche, invitando tutte le forze che ancora ci credono all’opportunità di smarcarsi da Roma ladrona ad aderire al nostro progetto Popoli Sovrani d’Europa. Continueremo a portare avanti questa proposta di riforma, sino a quando ne avremo le forze, perché è l’unica alternativa seria sia al mondialismo ed alla globalizzazione che al sovranismo ed al nazionalismo.
Ognuno deve tornare ad essere padrone in casa propria, negoziando con gli altri le condizioni di scambio, nel rispetto rigoroso del principio della reciprocità. E non certo, di fregare e svantaggiare i territori (come il Sud, per intenderci) al solo ed unico scopo di riceverne benefici personali…

F.M.

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