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mercoledì 6 ottobre 2021

RECOVERY FUND? LA NUOVA CASSA PER IL MEZZOGIORNO



Nulla di nuovo sotto il sole. Le recenti elezioni amministrative confermano quanto tutto sommato era prevedibile: astensionismo e voto di protesta mai così in alto, e partiti di regime in grave crisi di identità. Andando ad analizzare i dati di questa tornata elettorale, non possiamo fare a meno di notare come poco meno del 50% degli aventi diritto al voto abbia deciso di disertare le urne o, quantomeno, di rendere nulle le schede.

Un risultato, a nostro avviso, lusinghiero che conferma (e di cui tratteremo in maniera più approfondita nel prosieguo di questo articolo) come buona parte degli elettori ne abbia davvero le scatole piene di una classe politica che, in queste ultime settimane, si è più preoccupata di restringere le nostre già di per sé risicate libertà personali, invece di risolvere i problemi per i quali è (sempre da noi) profumatamente pagata!

Il fatto che a Milano e a Napoli, poi, abbia vinto la coalizione di centrosinistra, non fa altro che evidenziare come ci sia una parte di popolazione a cui piace evidentemente essere continuamente presa per i fondelli, e sguazzare nella mediocrità e nello schifo! Colpa anche di un centrodestra oltremodo connivente e accondiscendente con la sinistra mafiosa, arrogante, usuraia, comunista, scafista e greenpassista che invece di combatterla, come eppure il suo ruolo richiederebbe, sostiene piuttosto questo governo abusivo e liberticida guidato, da quel “vile affarista” (cit. Francesco Cossiga) che risponde al nome di Mario Draghi!



Facendo un’analisi approfondita del voto, la nostra attenzione non può non soffermarsi sulla magra figura fatta dall’idiota padano Matteo Salvini. Il fannullone che ha abiurato il federalismo in nome delle poltrone romane e di un nazionalismo itagliano francamente ripugnante e vergognoso, raccoglie per ciò che merita! La scarsa coerenza mostrata dalla Lega in questi ultimi mesi è stata punita – com’è giusto e logico che sia - alle urne, e ora il nostro auspicio è che quel ricettacolo insulso di massoni e democristiani scenda a percentuali da prefisso telefonico, fino a sparire del tutto dalla scena politica!

Magari sarà l’occasione giusta, affinché il “capitano” di questa ceppa, possa finalmente trovarsi un vero lavoro, e smetterla così di fare il parassita alle spalle nostre! Quel che resta del Carroccio, ormai, si è troppo appiattito sulle posizioni filonazionaliste della Melonara (s)fascista e borgatara, tradendo quella che era l’essenza della Lega dei primordi, che pareva incarnare la voglia di cambiamento che eppure animava ampi strati della popolazione.



E che invece, così come abbiamo purtroppo avuto modo di constatare era in realtà una squallida boutade. Appena accennata quando Bossi fece fuori l’indimenticabile professor Gianfranco Miglio, fautore di una vera svolta federalista tanto per il Nord quanto per il Sud. Per poi diventare realtà nel 2001, nell’esatto momento in cui l’allora Lega Nord tradì un patto che prevedeva il consolidamento anche al Sud di una strategia a tenaglia che avrebbe dovuto stritolare il regime romanocentrico, grazie all’azione riformatrice e innovatrice della Lega Sud Ausonia.

Certe cose, non le abbiamo affatto dimenticate e quando nel 2014 in occasione delle Europee si è verificato l’ennesimo tradimento da parte di Salvini e dei suoi scagnozzi, abbiamo capito che la sete di potere dell’ex concorrente de “Il Pranzo è Servito”, si sarebbe rivelata essere un boomerang letale per la Lega Nord. Il fannullone padano, dopo un momento di massimo splendore coinciso con le elezioni del Parlamento Europeo di due anni fa dove i consensi quasi sfioravano il 40%, è riuscito nell’impresa non solo di far resuscitare il PD e di avallare un governo che sta togliendo ogni libertà ai cittadini, ma anche di dilapidare tutto quello che – in termini di consensi - eppure si era costruito negli anni scorsi!

Il fatto che la sua lista a Milano abbia avuto un drastico calo e che a Napoli addirittura non sia riuscito a presentarsi, significa solo che il tempo di Salvini è finito, e che magari i tempi sono davvero maturi per rilanciare il tema del federalismo (quello vero, per intenderci, basato possibilmente sul modello svizzero), in un momento storico in cui la sfiducia nei confronti dello stato itagliano sta raggiungendo livelli davvero ragguardevoli!

A Milano, dunque, viene riconfermato il buon Peppiniello Sal(l)a(h)-al-bar che ha riempito il capoluogo meneghino di alberi di banane in pieno centro, reso certi quartieri autentici dormitori e infine trasformato la stazione centrale nel paradiso di scippatori e spacciatori di droga! Un bel primato, per quella che una volta era la capitale economica di questo paese e che oggi, invece, assomiglia più a una bidonville africana, che non a una città europea!



Non vanno tanto meglio le cose neppure a Napoli, nella quale il candidato della infame coalizione formata da PD e M5S ha partorito un sindaco “provinciale” come il nolano Manfredi. Il neo primo cittadino della capitale del Sud, inoltre, ha fatto outing in merito alla sua fede calcistica (sostiene infatti quella squadraccia di Torino che indossa i colori bianconeri, e che è il simbolo dell’antisportività e del naziunalismo itagliani), e francamente lo troviamo assolutamente incompatibile con le problematiche della nostra città.

Saremo curiosi di vedere infatti il modo con cui interloquirà con la SSC Napoli, in merito alla querelle dello Stadio “San Paolo-Maradona”, ma soprattutto come si districherà nella vicenda del buco nella casse comunali. Ovvero, dell’eredità lasciata da Giggino “o’ sindachino” De Magistris.

Già, ma che fine ha fatto il “rivoluzionario” magistrato che ci ha deliziato con autentiche perle come l’armata (brancaleone) napoletana che doveva raccattare stuoli di clandestini con le loro zattere, e l’abbraccio fecale con i cessi (a)sociali che infestano il capoluogo campano, ormai da tempo immemore?

La macchietta di Palazzo San Giacomo ha cercato fortuna in Calabria ma è stato comunque sconfitto, e dunque dovrà trovarsi anch’esso una nuova occupazione. Ammesso e non concesso che abbia delle competenze tali per cui, qualcuno voglia correre il rischio di assumerlo.

Tornando a ciò che aspetta Napoli nei prossimi quattro anni, il caro Manfreduccio (con la ricotta, perché è quello il suo elemento naturale) però non avrebbe mai potuto assurgere a questi livelli, senza la connivenza di un’opposizione di centrodestra che è a dir poco pietosa. Lo abbiamo, del resto, avuto modo di constatare nell’ultima campagna elettorale, in cui il candidato a sindaco del centrodestra Catello Maresca si è mostrato fin troppo annacquato e debole per tenere il confronto. Nulla di personale, ma Maresca ci è apparso eccessivamente morbido nei confronti di un avversario politico che invece andava attaccato in maniera convinta e pesante sui fatti, visto e considerato che Napoli da circa trenta anni è sotto la guida del centrosinistra e versa in uno stato comatoso, ormai da interi decenni. Magari con una serie di soluzioni con cui rilanciare l’immagine deturpata di una Napoli, devastata da interi decenni di gestione scellerata e folle del centrosinistra.



Non abbiamo certo dimenticato gli scempi compiuti da don Antonio Berisha detto “Bassolino” (che ha pure avuto la faccia tosta di ripresentarsi, dopo i disastri compiuti negli anni della sua amministrazione), Rosetta Russo Jervolino e infine Giggino De Magistris! Il centrodestra a Napoli è inesistente, e se ha raccolto percentuali così miserrime è perché non ha VOLUTO fare vera opposizione, in un clima di pieno consociativismo che ricorda i tempi “belli” della Prima Repubblica, in cui tutti i partiti partecipavano attivamente al “patto alimentare”, con cui si spartivano la torta dei fondi pubblici.

Ieri era la Cassa per il Mezzogiorno, oggi è Il Recovery Fund. Cambieranno anche nomi e tempi, ma la sostanza resta sempre la stessa: tutti mangiano insieme appassionatamente, alla faccia e alle spalle dei cittadini che, dal canto loro, devono solo subire in silenzio e pagare le esose tasse che questi delinquenti da strapazzo oggi continuano a estorcerci, con in più la minaccia di quella porcata infame e schifosa che tanto ricorda il famigerato romanzo “1984” di Orwell, e che risponde al nome di Green Kazz! I due schieramenti, dunque, vanno a braccetto dando l’impressione – a nostro avviso corretta – di essere un tutt’uno e quindi di non avere differenze, se non in rari casi, sostanziali.

Siamo pronti a scommettere che, nei prossimi anni, il centrosinistra a Napoli continuerà a gettare fumo – come del resto ha sempre fatto - negli occhi degli sprovveduti partenopei che si meritano (a giudicare dalle scelte e dagli errori che imperterriti continuano a fare) solo questo, con le tasse che sicuramente saranno aumentate e la qualità della vita che resterà sempre la stessa se non, addirittura, peggiorerà ulteriormente, incentivando chi ha voglia di fare e di lavorare, a emigrare altrove.



Un cliché purtroppo già tristemente noto, e non c’è certo bisogno degli impietosi dati del’ISTAT per descriverlo in tutta la sua drammaticità e amarezza. E se al dato dell’astensione al voto, ci aggiungiamo pure quello delle schede bianche e nulle (che, sommate, fanno il 5,3% che equivale addirittura alla nomina di un paio di consiglieri!), allora si arriva alla conclusione che siamo di fronte ad un fatto assai significativo che attesta solo che la maggior parte dei cittadini non si fida più dei partiti tradizionali e che, in un modo o in un altro, manifesta apertamente il proprio dissenso. Si tratta di un dato, quello del non voto, che i pennivendoli di regime e i principali analisti si guardano bene dall’evidenziare e che sottovalutano, ma che risalta subito agli occhi di chi avversa un sistema di potere basato sulla menzogna e la negazione dei più elementari diritti, compreso quello di lavorare. A Napoli, dunque, ha votato in maniera effettiva circa il 42% degli aventi diritto al voto, e questo la dice davvero lunga sul vero clima che stiamo respirando, in questo particolare e delicato momento storico.

Insomma, “è necessario che tutto cambi affinché nulla cambi” così come recitava il Gattopardo. L’unica speranza, è da riporre in quella parte di popolazione che esprime il proprio dissenso, non votando o annullando le schede quando si reca alle urne e che rappresenta (essa sì) il vero “partito” di maggioranza di questo sgangherato e ridicolo paese! A dispetto di ciò che vuole continuare a farci credere la narrativa ufficiale, composta da media asserviti e leccaculo al potere illegittimo costituito.

Ma affinché si possa tradurre in un qualcosa di realmente e concretamente nuovo, è necessario rilanciare il tema del vero federalismo con un messaggio di rottura nei confronti di questo sistema marcio e corrotto, che si autoalimenta con clientele, false promesse e lontananza dalle reali esigenze dei cittadini.

Francesco Montanino


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