Come tradizione impone, anche quest’anno torna il consueto appuntamento con scorregge e peti di fine anno. Mai come in questo scorcio finale di 2025, abbiamo tanto materiale con cui poterci destreggiare e riflettere. Partiamo, come sempre, da lui: ovvero l’immarcescibile, intramontabile e inimitabile Presidente della Repubblica delle banane. Al secolo, Sergio Mattarella che stavolta ha voluto anticipare tutti, sparando prima del santo Natale una serie di peti ragguardevolmente fetidi e potenti.
Prima se la prende con chi si astiene (in maniera legittima, ci permettiamo di aggiungere) dall’andare a votare, tacciandoli di essere un pericolo (?!) per la democrazia, quando in realtà il vero rischio è rappresentato da lui e da ciò che esso rappresenta. Poi, non contento, sfodera il proprio istinto guerrafondaio difendendo a spada tratta, l’invio di soldi e armi per permettere l’acquisto dei cessi d’oro a Zelensky e alla sua cricca criminale di banditi e ladri della peggiore specie. In totale dispregio di chi fa sempre più fatica ad arrivare a fine mese, non riesce a trovare un lavoro dignitoso e ben pagato, e infine chiede maggiore sicurezza e tutela per la propria incolumità considerando gli assalti quotidiani cui è sottoposto da risorse e maranza assortiti.
Affermare che spendere il nostro denaro per le armi e la difesa è indispensabile, quando milioni di cittadini lottano quotidianamente per sopravvivere e barcamenarsi alla men peggio, rappresenta un’offesa inaccettabile. Ricordiamo, all’inquilino del Qui….Rinale, l’articolo 11 della Costituzione (che ricorda solo quando gli fa comodo) che testualmente recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”. Già questo basterebbe e avanzerebbe quale tangibile opposizione a un qualcosa che la stragrande maggioranza delle persone non vuole! E invece per far contento il cocainomane Zelensky (di cui racconteremo più avanti), il capo dello Stato si ricorda di essere stato ministro della difesa ai tempi del governo D’Alema che dette il placet per bombardare la Serbia, e si lascia andare a esternazioni esecrabili, oltre che di dubbio gusto.
Non contento, naturalmente il caro Mattarella ha voluto rincarare la dose anche a Capodanno con un altro micidiale scorreggione che ha perpetrato l’abitudine, che vuole l’ultimo giorno dell’anno quale momento preferito per lasciarsi andare a dichiarazioni stucchevoli e pallose. Dopo aver sproloquiato con incredibile faccia tosta di pace, credendo che tutti ci fossimo scordati di quanto detto alcuni giorni prima sulla necessità di incrementare la spesa in armamenti, stavolta a essere presi per i fondelli sono stati i giovani. La cariatide si è voluta arruffianare il consenso di chi la politica non la segue proprio, declamando concetti di cui ignora profondamente il significato. Quel che è certo è che personaggi come lui, farebbero piuttosto bene a farsi da parte e a smetterla di ergersi a portavoce di interessi che non coincideranno mai con i nostri.
Sulla stessa lunghezza d’onda, troviamo una new entry di tutto rispetto: Antonio Braccobaldo detto “Tajani”, che si è risentito solo perché Putin ha definito in un suo recente discorso quali “maialini”, i governanti europei. Il presidente della Federazione Russa non ha fatto altro che farsi portavoce del comune sentire che serpeggia in strati sempre più ampi della popolazione del Vecchio Continente. In questi giorni, nel silenzio dei nostri media che si confermano peggiori - in quanto a qualità e correttezza dell’informazione - di certe repubbliche centroafricane, è in corso una fortissima protesta da parte degli agricoltori europei che stanno contestando in maniera esemplare le scellerate politiche messe in atto dai “maialini” nei confronti di un settore, da sempre fondamentale e imprescindibile per le economie dei paesi facenti parte l’Unione.
Sull’altro lato della barricata, troviamo il Signor Cacarellando conosciuto dagli amici con il nomignolo di “Carlo Calenda”. L’esponente di “Azione” (pappona, come abbiamo avuto recentemente modo di evidenziare), non perde occasione per far ridere di sé, con i suoi improbabili e improponibili post su Facebook. Cianciare di “libertà” e di “democrazia” per esaltare gli invasati ucro-nazisti, descrive meglio di qualunque altra cosa il personaggio che evidentemente ci tiene ad abbaiare e starnazzare a più non posso, solo per darsi un contegno che evidentemente sa di non poter avere! Appartiene a quello stuolo di politicanti di basso lignaggio, che inneggia da sempre a quell’entità nauseabonda e lontana dai cittadini, che risponde al nome di Europa super stato. In tal senso, il letame e il liquame sparsi in quel covo di fannulloni e papponi che è diventato Bruxelles, ci sembrano quantomeno il minimo sindacale. Un’ondata di proteste che nelle prossime settimane potrebbero acuirsi ulteriormente, ed estendersi a macchia d’olio anche nelle altre città europee. Questi loschi personaggi meriterebbero ben di peggio, perché togliere soldi a chi lavora e produce per darli invece a chi sperpera il nostro danaro, per abbellire le proprie case con cessi d’oro e costringere la propria popolazione a vivere nelle ristrettezze e a combattere una guerra che nessuno vuole, è a dir poco abominevole.
Il ras del regime nazista ucraino, Zelensky, è un ex comico che ha messo al bando i partiti di opposizione, vessato e massacrato le popolazioni russofone del Donbass e che sta perseguitando gli stessi suoi connazionali, imponendo loro terrore e distruzione. Le sue folli dichiarazioni di Natale in cui prega affinché Putin muoia, lo qualificano da solo. Un pupazzo meschino nelle mani di lobby, potentati economici e luridi guerrafondai, che ha fatto ormai il suo tempo. Eroe però di chi vuole un tipo di Europa, che avverseremo sempre, comunque e a prescindere.
Un’Europa statalista, centralista e liberticida, lontana anni luce dalle nobili idee dei suoi padri fondatori. Il “Manifesto di Ventotene” è stato totalmente calpestato, da una classe politica composta da infami e bastardi che, prima o poi, pagheranno il fio della propria malvagità. Ci è bastato e avanzato vedere le lunghe code di gente affamata e disperata alla “Caritas” a Milano nella notte di Natale, per indignarci in maniera forte e convinta. A tirare troppo la corda, alla fine la si spezza. E riteniamo ormai maturi i tempi in cui, i popoli si ribelleranno con rabbia e determinazione, nei confronti di chi gli sta negando loro diritti, lavoro e un futuro fatto di speranza e dignità. La reazione popolare potrebbe essere non facilmente controllabile e foriera dunque di conseguenze imprevedibile. Chi ha provocato tutto questo, dovrà assumersene le responsabilità e rispondere per il male arrecato.
In questo minestrone di dichiarazioni e comportamenti folli e insensati, ritroviamo senz’altro i vari Rutte, Von der Lota e Kakka Kallas che non perdono mai occasione per lasciarsi andare a modus agendi improntati alle provocazioni e all’odio, riversati a piene mani non solo e non tanto nei confronti della Russia, quanto piuttosto di chi ne ha le scatole piene di loro, e di ciò che rappresentano. Si tratta dei soliti parassiti e pidocchi non eletti dai cittadini, che stanno semplicemente lì a guardia degli interessi e dei desiderata del Deep State. Ovvero, quell’élite guerrafondaia che sta facendo di tutto per trascinarci verso l’abisso della Terza Guerra Mondiale. Al solo scopo di smembrare la Russia e metterci le proprie lerce mani, per accaparrarsi delle sue enormi ricchezze naturali.
Per loro e nostra fortuna, il presidente russo Putin non ha finora ceduto alle reiterate e insopportabili provocazioni di questi escrementi umani. Basti solo ricordare alla carogna pappocrate di stampo europeo, che basta sganciare un solo Sarmat alla Russia per cancellare dalle cartine geografiche, i luoghi dove si annidano questi scarafaggi! Questo, mentre il controverso presidente statunitense Trump, sta provando ad annodare i fili di un faticoso dialogo con Mosca per raggiungere un accordo per porre fine a un conflitto che va avanti ormai da quasi 4 anni.
L’insignificante Unione Europea sta abbaiando e latrando in maniera disperata, ben consapevole che non sarà parte attiva nel processo di pace che ci auspichiamo porti alla denazificazione completa dell’Ucraina. Una guerra che ha ulteriormente rovinato la nostra economia, dal momento che tanto la maggioranza quanto l’oppofinzione hanno perorato politiche militariste che la stragrande maggioranza della popolazione rifiuta. Il netto successo del non voto, con astensionisti e schede nulle o bianche nelle ultime tornate elettorali non ha insegnato proprio niente, a chi non ha mai badato a curare i nostri interessi, quanto piuttosto quelli di centri di potere sovranazionali.
Dopo aver annusato ed esaltato fetore e virulenza dei peti presidenziali, ecco che scopriamo le amare sorprese che Gioggia e i suoi scagnozzi ci riserveranno nel 2026: incremento delle accise che renderà il pieno di gasolio ancora più salato (con conseguenze facilmente prevedibili per l’inflazione da costi che tenderà ad aumentare, dal momento che le spedizioni su gomma saranno ancora più onerose) cui si aggiunge un’ulteriore stangata alle assicurazioni, dal momento che le polizze che andremo a rinnovare o a fare ex novo sulle nostre automobili, costeranno ancora di più. In particolare, il prelievo fiscale sugli infortuni dei conducenti e sugli incidenti stradali aumenterà dal 2,5% al 12,5%, così come aumenteranno i pedaggi autostradali mediamente dell’1,5% e le ritenute fiscali sui trasferimenti tra imprese, a partire dal 2028. Doveva essere il governo che avrebbe abbassato le tasse, e invece notiamo un innalzamento della pressione fiscale che ci renderà tutti più poveri. Questo - ripetiamo - solo perché bisogna foraggiare la guerra voluta dal drogato di Kiev, ed esaltato da certa feccia politica, giornalistica e intellettualoide nostrana.
I toni trionfalistici della borgatara e del fannullone padano appaiono, in tal senso, fuori luogo e di pessimo gusto. La Meloni ha preannunciato che “il 2026 sarà peggiore” di quello che stiamo per lasciarci alle spalle. Chissà perchè non ne avevamo dubbi, a giudicare dall’ennesima manovra finanziaria lacrime e sangue con cui dovremo molto presto trovarci a fare i conti. Una manovra all’insegna del “più soldi e armi per l’Ucraina, più tasse per dissanguare le nostre tasche”, che la dice lunga su quelle che sono le priorità di questo governo. Per la gioia e il tripudio di quegli allocchi, che sono cascati nel tranello ordito da parte di chi non ha mai nascosto di voler proseguire sul solco tracciato da Draghi e la sua nefasta agenda.
Il tutto coperto da menzogne squallide con le quali, si continua a nascondere la situazione grazie anche alle vili coperture mediatiche, che descrivono mirabolanti successi che esistono solo in una realtà parallela e distante anni luce, da quella nella quale purtroppo ci troviamo. Compresa quella, in cui dice che “farà di tutto per la pace”: ci spieghi allora il perché del sostegno incondizionato agli infami regimi nazisti e assassini di Israele e Ucraina.
In particolare, nella martoriata striscia di Gaza si muore nella totale indifferenza e con la colpevole complicità della sedicente “comunità internazionale” occidentale, che continua ad utilizzare un doppio standard semplicemente vergognoso e inaccettabile. Si è arrivati al punto che se ci si permette di criticare il regime omicida ed etnocida di Netanyahu, si viene tacciati di antisemitismo. Dimenticando volutamente che non solo quella palestinese è una popolazione semita, e dunque i primi antisemiti sono per l’appunto gli israeliani, ma anche e sopratutto che gli ebrei hanno vissuto sulla propria pelle l’Olocausto e dunque fa specie che proprio loro stiano replicando, per filo e per segno, gli orrori dei nazisti.
Anche il fannullone padano Salvini, naturalmente, non è stato da meno in quanto a panzane stratosferiche. Dopo aver anch’esso esaltato il puzzo dello scorreggione presidenziale, lo ritroviamo sulla propria pagina di FB indossare un maglione di Natale del Milan e con il plastico del ponte sullo Stretto in mano. L’ennesima opera dove verranno malamente dilapidati i nostri soldi in una zona a fortissimo impatto sismico (è quella per intenderci dove avvenne il catastrofico terremoto del 1908 che mieté circa 100.000 vittime), quando piuttosto sarebbe il caso di rinforzare la rete infrastrutturale in Sicilia e Calabria dove le strade e i nodi ferroviari lasciano ancora a desiderare. Sarebbe semmai il caso di chiedere - secondo una logica federale che l’ex concorrente de “Il pranzo è servito” ha ormai del tutto smarrito, alle popolazioni di quei territori cosa ne pensino, a tal proposito.
Restando in un certo senso in tema l’ultimo pensiero del 2025, infine, lo vogliamo riservare all’entità pappocratica che si è recentemente formata, e che si chiama “Patto per il Nord”. Si tratta dell’ennesimo, stucchevole tentativo da parte di chi vorrebbe far leva sul malcontento dei leghisti della prima ora, solo per tenere in un alveo facilmente controllabile, il malcontento che serpeggia nei ceti produttivi (e non solo) del Nord. Di questi esempi di “scatole vuote”, ne abbiamo avuti a bizzeffe nel corso degli anni. Basti, ad esempio, pensare ai pentadementi che avrebbero dovuto aprire il Parlamento come una “scatoletta di tonno”, salvo poi diventare parte integrante (ma su questo non avevamo affatto dubbi) del sistema.
Resta il dato di fatto inconfutabile, che il federalismo è letteralmente sparito dai radar della discussione politica. E che non può essere uno specchietto per le allodole, da poter utilizzare con tale disinvoltura e superficialità. Eppure, i tempi sarebbero più che maturi per spazzare via il regime centralista, statalista e pappocratico che sta stritolando il Bel Paese da quasi 80 anni a questa parte.
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