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lunedì 24 novembre 2025

EREZIONI REGIONALI: TUTTO MOSCIO, VINCE ANCORA LA PAPPOCRAZIA ITAGLIANA

 

Alle regionali, trionfa il non voto: com’era ampiamente prevedibile, cala il numero degli elettori che si recano alle urne confermando un trend irreversibile che vede un sempre maggiore numero di cittadini allontanarsi dalla politica. Non potrebbe essere altrimenti, considerando che l’intera classe politica (sia di maggioranza che di oppofinzione) si preoccupa più di curare gli affari propri e di altri soggetti, che non di chi gli affida il mandato di rappresentarli per risolvere i problemi. Mentre infatti il nostro governo e buona parte dell’oppofinzione sostengono sia giusto continuare a foraggiare anche economicamente i regimi nazisti di Israele e Ucraina, confermando di essere schiavi di potentati sovranazionali, un sempre maggiore numero di persone non ce la fa ad arrivare a fine mese, non trova lavoro, è alla mercé di delinquenti e criminali di ogni risma (le cronache nere dei quotidiani, assomigliano sempre più a veri e propri bollettini di guerra con scippi, borseggi, furti, rapine, aggressioni e violenze che stanno dilagando ovunque e a macchia di leopardo), ed è anche vittima di un sistema giudiziario troppo permissivo nei confronti di chi si macchia di reati efferati. Un totale scollamento fra chi continua a vivere lautamente alle nostre spalle e chi invece è alle prese con le difficoltà quotidiane, ormai diventate bigliettino da visita inconfondibile, di un paese allo sbando e destinato all’abisso.

Tornando all’esito delle regionali, come accennato il non voto si conferma essere il partito di maggioranza: le percentuali di chi ha preferito disertare le urne o annullato la scheda si attesta quasi al 60% ed è un dato particolarmente significativo pensando che si tratta di un dato in costante aumento e che è sintomatico di un malessere strisciante, che è comune a strati sempre più ampi della popolazione. Un crollo che ha superato il 10% rispetto alle ultime tornate in cui si era andati a votare per eleggere il presidente della Regione, in quei territori. Con un calo particolarmente marcato in Veneto, dove dal 62% si è passati ad appena il 44% di affluenza. Tutti a cantare vittoria, quando in realtà la situazione è ben diversa: i cittadini sono stanchi di assistere ai soliti teatrini della politica, e chiedono risposte serie e concrete ai problemi che li assillano. Problemi che non riguardano più solo e soltanto la necessità di trovare un lavoro e andare avanti, ma anche il diritto a essere curati e protetti da uno Stato sempre più pappone e arrogante. E che non solo si guarda bene dal farlo, ma addirittura opprime e perseguita chi chiede soltanto di esercitare i propri legittimi e sacrosanti diritti!

In Campania, ha trionfato il candidato del centro-sinistra Roberto Fico che ha una “sinistra” rassomiglianza con Manuel Fantoni, il personaggio immaginario di un fortunato film di Carlo Verdone di inizio anni ‘80: Fantoni raccontava un sacco di fregnacce, e siamo pronti a scommettere che il suo alter ego Fico farà altrettanto con i cittadini campani. Ha vinto con il 60% dei consensi del 44% di chi è andato a votare, così come - in maniera asimmetrica - il candidato del centrodestra, il leghista Stefani in Veneto. Infine, in Puglia vittoria del candidato del centrosinistra: Decaro (che sarà sicuramente caro nel senso di costoso, e i pugliesi avranno modo di accorgersene molto presto) raccoglie il testimone di Emiliano, e si afferma con il 65% dei consensi del 41% dei votanti. Alla fine, dunque, i tre vincitori hanno raccolto, più o meno, appena un quarto dei consensi degli elettori e non sono per niente espressione della maggioranza.

Se si guarda il risultato in maniera asettica, si nota che in queste tre regioni non è accaduto nulla di nuovo perché le coalizioni che detenevano la maggioranza più o meno si sono riconfermate. Non è cambiato nulla, a dispetto dei proclami e delle fanfare trionfalistiche che si stanno sentendo da entrambi gli schieramenti. Quando, però tanto il centro destra quanto il centro sinistra, cantano insistentemente vittoria in maniera irritante e paranoica perché i loro candidati vincono le elezioni alle regionali con il 50-60% dei consensi del 40% del corpo elettorale, ecco che la democrazia si trasforma in PAPPOCRAZIA!

PAPPOCRAZIA, perché le elezioni per essere valide dovrebbe vedere la partecipazione della metà più uno degli aventi diritto al voto. Come per i referendum, per essere valide le tornate elettorali dovrebbero essere espressione di un’affluenza alle urne che sia tale da rappresentare effettivamente la popolazione. E, invece, oggi accade che chi va a votare per mantenere un proprio privilegio o una propria clientela, abbia più peso di chi invece questo gioco non lo supporta e condivide più!

PAPPOCRAZIA, perché uno stuolo di infami che promettono mari e monti in campagna elettorale tradisce puntualmente il mandato che gli è stato conferito, svendendo i nostri voti per assecondare i propri stravizi!

PAPPOCRAZIA, perché i nostri diritti vengono quotidianamente calpestati in nome di un “politicamente corretto” che ci ha francamente strarotto il cazzo! Non siamo più liberi di pensare e dire ciò che pensiamo, solo perché il pensiero unico che ricopre la merdosa melassa globalista e mondialista, interviene in maniera censoria ricalcando lo schema predetto da Orwell.

PAPPOCRAZIA, perché la nostra classe politica è schiava e succube dei desiderata di lobby di stanza oltreoceano, e foraggia regimi nazisti e disumani come quelli di Israele e Ucraina.

PAPPOCRAZIA, perché il regime dei partiti - da quasi 80 anni a questa parte - ha dato vita a un indegno “magna-magna” (con tanto di tangenti, prebende e clientele) che coinvolge anche i media che non raccontano mai la verità, ed anzi continuano a leccare il culo ai potenti e ai signorotti di turno!

PAPPOCRAZIA, perché magistratura e sindacati rappresentano due ulteriori caste che campano anch’essa in maniera parassitaria alle spalle di chi lavora e produce e non svolgono il compito per il quale sono stati concepiti. Ovvero, garantire giustizia e certezza del diritto (magistratura) e tutelare i diritti dei lavoratori (sindacati), ed invece sono la palestra ideale per aspiranti politicanti e squallidi esibizionisti che hanno solo voglia di far parlare di sé!

PAPPOCRAZIA, perché la vigente costituzione ci impedisce di dire la nostra sulla ratifica dei trattati internazionali, sulla nomina del presidente della repubblica e anche sulla possibilità di modificare una carta ormai vecchia e decrepita. Ancorata a un mondo, quello di ottanta anni fa, che è stato consegnato ai libri di storia e che è profondamente e irrimediabilmente cambiato. Sarebbe piuttosto ora e il caso, di ripensare seriamente a una carta maggiormente al passo con i tempi e che tenga maggiormente conto delle esigenze dei territori, ma i PAPPONI di stanza al Quirinale e al Parlamento non vogliono, perché guai a dare voce e maggiori poteri decisionali al popolo! Sarebbe la loro pietra tombale e sarebbero costretti a fare una cosa che non hanno mai fatto da quando sono nati: trovarsi un lavoro serio!

Il regime pappocratico si regge sulla presenza di questi partiti: Papponi d’Itaglia, Lega pappona di Salvini, Forza Itaglia dei papponi, partito pappocratico, più Europa pappona, movimento cinque papponi, alleanza dei papponi verdi di sinistra, azione pappona. Se ce ne verranno altri in mente, avremo senz’altro modo di citarli nei prossimi articoli. Quel che è certo, è che a noi tale regime fa profondamente schifo e ci provoca soltanto una scarica diarroica e il vomito!

Francesco Montanino


lunedì 8 settembre 2025

I PETI FUORI STAGIONE DI MATTARELLA

 


Fra le tante panzane che, per cause indipendenti dalla nostra volontà, ci stiamo sorbendo in queste ultime settimane, quella profferita alcuni giorni fa dal capo dello Stato Mattarella, rientra senz’altro fra quelle che maggiormente suscitano la nostra ilarità. Affermare in pompa magna che “l’Europa non ha mai scatenato un conflitto e che l’Unione Europea serve per garantire la centralità del diritto” significa due cose: o non si conosce la storia, oppure si mente in maniera spudorata sperando di fare presa sugli stupidi e gli ingenui.

Chiunque abbia avuto modo di studiare la storia, sa benissimo che l’Europa – sin dai tempi degli antichi romani e dei greci – è sempre stata teatro di sanguinosi conflitti. Senza volerci spingere troppo in là nel tempo, basti solo ricordare ad esempio che Francia, Inghilterra e Germania hanno dato vita a guerre anche piuttosto lunghe e che hanno esteso la loro malevola influenza anche nel resto d’Europa. Del resto, l’Itaglia è nata per il volere delle élite massoniche che temevano tantissimo un’espansione economica e non solo del nostro amato Sud, a causa della sua naturale posizione nel cuore del Mediterraneo che gli permetteva di muoversi da una posizione invidiabile verso il continente asiatico.

Tornando a ciò che ha dichiarato il presidente della repubblica (naturalmente non eletto dal popolo, ed espressione piuttosto dei giochi dei partiti di regime che ne hanno addirittura allungato il mandato in barba alla Costituzione che non contempla affatto tale eventualità, stando alla volontà di chi l’aveva redatta nel 1946), giova solo ricordargli che l’Unione Europea rappresenta un’istituzione lontanissima dai cittadini, che oggi vuole a tutti i costi far scatenare una pericolosissima guerra contro la Russia solo perché i satrapi che governano i principali paesi che l’hanno fondata, non vogliono mollare in nessun modo il potere. Un esempio di dittatura vera e propria, alla faccia di quello che vogliono farci credere pennivendoli e intellettualoidi da strapazzo. Complici anch’essi di una colossale truffa, con la quale ci stanno spingendo verso una guerra che nessuno di noi vuole.

L’Unione Europea oggi pesa tantissimo sulle nostre già dissanguate tasche con tutti i balzelli che siamo costretti a pagarle. Oltre che essere costretti a recepire nel nostro ordinamento giuridico, provvedimenti partoriti dalla mente bacata di idioti che – in questi decenni – hanno sfornato “perle” come il diametro delle vongole, il divieto di cuocere la pizza nei forni a legna e – last but not least – la svolta Green con la quale eliminare progressivamente i motori diesel, per fare spazio a quelli ecologici che contemplano l’utilizzo delle costosissime e facilmente incendiabili batterie al litio.

Il “caro” Mattarella, poi, se n’è guardato bene dal prendere naturalmente le distanze dalle nefandezze commesse dal regime naziosionista di Israhell, nei confronti della popolazione palestinese. Da buon servo atlantista e della mafia askenazita, inoltre, si è pure dimenticato che nel 1999 era il Ministro della Difesa quando il governo guidato allora da Massimo D’Alema acconsentì all’utilizzo delle basi NATO presenti sul nostro territorio, per bombardare la Serbia distante appena un’ora di volo dal nostro spazio aereo.

Senza poi dimenticare che il fratello venne ucciso dalla mafia, non certo perché era un fedele servitore dello stato come hanno sempre voluto farci credere, quanto piuttosto perché evidentemente faceva parte della stessa organizzazione. O magari ci parli del padre, il cui ruolo nella strage di Portella della Ginestra, non è mai stato del tutto chiarito con Gaspare Pisciotta che venne zittito con la stricnina poco prima che potesse rilasciare delle scottanti dichiarazioni.

Ecco, se proprio vuole fare qualcosa di realmente utile si liberi da questo peso e ci racconti come stanno realmente le cose. Soprattutto i siciliani, suoi corregionali, avrebbero il sacrosanto diritto di sapere la verità su una pagina di storia mai sufficientemente chiarita! E che, ancora oggi, ci si guarda bene dal parlarne…

Francesco Montanino

lunedì 2 giugno 2025

BUONA FESSA DELLA REPUBBLICA!

 


La repubblica centralista e statalista delle banane compie 79 anni. La quasi ottuagenaria istituzione itagliana, partorita da un infame compromesso storico con il quale si è passati dalla padella fascista alla brace simil demo-comunista, continua a non essere un punto di riferimento per uomini e donne di buona volontà.

Cadaveri mummificati, sepolcri imbiancati, fannulloni, lavativi, parassiti di tutte le salse e delinquenti assortiti, rappresentano l’avanguardia di un paese, da sempre patrigno nei confronti dei propri figli che hanno voglia di fare e di lavorare. Un luogo divenuto, con il tempo, autentica fogna a cielo aperto dove criminali, assassini, imbroglioni, intrallazzatori, usurai e pedofili continuano a fare i cazzi loro, totalmente indisturbati e con il complice e colpevole avallo di certa classe politica e magistratura che sta lì appollaiata sul trespolo, a difenderli in maniera indefessa. Sventolando il vessillo del buonismo più ipocrita e melenso, per giustificare quelle che - a tutti gli effetti - sono solo porcate! E che continua a sbafare in maniera recidiva e indefessa, grazie ai nostri soldi (estorti sotto forma di inique gabelle) che servono solo a foraggiare i loro stravizi, e il loro essere parassiti che gozzovigliano e vivacchiano sulle spalle della collettività.

Alla fessa della repubblica, li vediamo tutti in orgogliosa parata davanti al tricoglione della vergogna, nato sul sangue degli innocenti e frutto di una menzogna storica che – presto o tardi – dovrà pur emergere a galla. E far capire, il vile inganno cui sono state sottoposte le popolazioni sparse lungo lo stivale che, a distanza di oltre 160 anni, non sanno ancora che sono state vittime di un complotto ordito dalle massonerie europee con il quale il Bel Paese è diventato una colonia nelle mani di personaggi senza scrupoli. Che non lesinano infamità e meschinità, quando qualcuno prova a smascherare il loro gioco!

Oggi, li vediamo tutti sfilare nel loro lerciume pronti a fare le piroette e i voltagabbana, oltre che gli utili idioti, di potentati di stanza oltreoceano. Si battono ipocritamente il petto per il genocidio della popolazione di Gaza perpetrato dallo stato nazista e criminale di Israele (che è stato da loro sostenuto attraverso l’invio di armi, in questi anni), mentre invocano e incoraggiano discorsi e atteggiamenti meramente guerrafondai nei confronti della Russia, che sta cercando di estirpare il cancro Zelensky dall’Ucraina. Il tutto, con l’avallo di media vigliacchi e leccaculo, buoni solo a servire ossequiosamente i loro padroni. E non certo a fare vera informazione, come eppure sarebbero tenuti a fare.

Basta dare uno sguardo, del resto, alla classifica redatta ogni anno da “Reporter senza frontiere” per rendersi conto di come la pseudo democrazia esistente in questo ridicolo paese, sia solo un concetto astratto. L’itaglia è al 49° posto al mondo, ed è dietro – pensate un po' – a Namibia, Gabon, e Capo Verde (solo per citare gli esempi più clamorosi), in questa particolare classifica! È il paese occidentale messo peggio, e questo la dice lunga sull’attendibilità di un sistema informativo quartomondista che avalla una classe politica marcia e corrotta. E che non vuole farsi portavoce delle istanze di trasparenza, che eppure sono richieste dalla maggioranza silenziosa della popolazione.

Pensate, ce la continuano a spacciare a far passare come “democrazia”, quella che invece è a tutti gli effetti una vera e propria “dittatura con il sorriso”. Una “democrazia” che, ai tempi della psicopandemia del Covid, non ha esitato a discriminare e a far passare per gli untori di manzoniana memoria, coloro i quali non cedettero all’infame ricatto vaccinale, facendosi in(o)culare un siero di dubbia composizione e dagli effetti collaterali – ancora oggi – del tutto ignoti e sconosciuti, nel medio lungo periodo. Era stato esercitato da tantissime persone il diritto alla libertà di scelta e di obiezione rispetto a un trattamento sanitario reso obbligatorio da istituzioni vigliacche che rispondevano (e che ancora oggi rispondono) ai diktat delle lobby farmaceutiche. In totale spregio al rispetto dei diritti umani e della persona, che eppure sono sanciti dagli statuti dell’ONU e dalla Convenzione di Oviedo. I pennivendoli asserviti e pavidi, se ne sono guardati bene dall’informare in maniera seria e corretta, assecondando invece un disegno liberticida e omicida.

Tornando alla fessa della repubblica di oggi, non vediamo cosa ci sia da festeggiare. La situazione di questo paese è a dir poco pietosa e inquietante: il tenore di vita sta sempre più peggiorando, e i sempre più frequenti fatti di cronaca nera, raccontano solo che la sicurezza è diventata un optional e che la giustizia (quella vera, e non certo quella voluta e rappresentata da certa classe politica e magistratura) è un orpello di cui si può fare tranquillamente a meno. Peccato che, insieme alla mancanza di infrastrutture, al foraggiamento di una guerra per interposta persona che nessuno di noi vuole e a un sistema sanitario (eccezion fatta, alcune lodevoli realtà) ormai allo sbando, siano diventati un lusso che gran parte della popolazione ormai non si può più permettere. Il regime fiscale, sempre più esoso e oppressivo posto in essere da questo Stato accattone e imbroglione, rappresenta la perfetta cartina di tornasole di un sistema basato su sprechi di varia natura e che è buono solo per assecondare il parassistismo cronico, di certi personaggi che – in altri contesti – farebbero una gran fatica a trovare un lavoro serio.

La fessa della repubblica è uno dei tanti specchietti per le allodole, posti in essere da questo regime. E gli utili idioti che si entusiasmano per questa patetica e clownesca rappresentazione, i principali polli da batteria da spennare e su cui poter sempre contare, in tutte le stagioni. L’itaglia, come ribadiamo ormai da interi decenni, è il problema. E non certo la soluzione.

 Francesco Montanino

mercoledì 28 maggio 2025

LA POLITICA CHE PROVA A NASCONDERE IL PROPRIO NULLA DIETRO I SUCCESSI SPORTIVI

 


Il Napoli vince il suo quarto scudetto della sua storia, da quando è stato istituito il Girone Unico noto come “Serie A”. Dopo un lungo ed estenuante testa-a-testa con l’Inter gli azzurri hanno fatto una vera e propria impresa, considerando anche la risaputa ostilità e avversità delle pseudoistituzioni calcistiche nazionali. Da sempre, mal disposte nei confronti delle squadre del Sud, come spesso e volentieri abbiamo avuto modo di constatare ieri come oggi.

Il trionfo del sodalizio partenopeo stavolta è più identitario che in passato, considerando che al timone c’era il salentino Antonio Conte, che dunque entra nella storia come il primo uomo del Sud ad aver fatto chiudere al primo posto in classifica una squadra del Mezzogiorno. La festa è esplosa non solo a Napoli, ma anche in vari angoli del pianeta: scene di giubilo e di gioia, le abbiamo viste – grazie ai social – anche a Milano, Barcellona, Madrid, New York, Londra e anche in diverse realtà di quel Nord pieno di emigranti che avranno sempre la propria città natia nel cuore. A fare da contraltare l’invidia e l’odio malcelati e riversati sui social in maniera gratuita, da certe menti bacate per le quali Napoli è da associare solo a fenomeni da baraccone come la tiktoker innominabile che ha invitato a invadere Roccaraso, non più tardi di qualche mese fa.

O magari a quei delinquenti allo stato brado che sono andati in giro strombazzando, allo scopo di tenere sveglia la squadra del Cagliari nell’immediata vigilia della partita che avrebbe consegnato lo scudetto all’ombra del Vesuvio. O, per finire la carrellata dei soliti stereotipi triti e ritriti, a quegli altri fenomeni dal limitato quoziente intellettivo (per non dire di peggio), che hanno pensato bene di rubare macchine a ignari cittadini, per riverniciarle e addobbarle per fare una festa che – di fatto – non gli appartiene.

Al netto di tutto questo una cosa che va assolutamente evitata, è l’appropriazione di questo successo non solo sportivo ma anche in termine di immagine di Napoli, da parte di certa classe politica. I gaglioffi che si riempiono la bocca - in queste ore di grande festa e orgoglio identitario - con il nome di Napoli, al solo scopo di raccattare consensi qua e là, devono solo starsene zitti!

Con la loro falsa prosopopea, buona solo per assecondare i propri scopi di accaparramento di soldi e potere, non hanno nessun diritto di avocare a sé meriti che non hanno! Il riferimento al sindaco “manfreduccio con la ricotta” non è casuale, considerando che la capitale del Sud continua ad avere problemi atavici in termini di vivibilità. E non solo.

Secondo l’ultimo rapporto dell’ISTAT, nel primo trimestre di quest’anno, la disoccupazione giovanile a Napoli si attesta al 19% con un incremento di 1,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Andamento analogo per la disoccupazione generale, salita al 6% con un tasso di inattività fermo al 32%. Decisamente peggio invece l’indice della qualità della vita, dove Napoli precede solo Reggio Calabria, in un contesto generale che vede quasi tutto il Sud annaspare nelle ultime posizioni.

Queste statistiche, già da sole, la dicono lunga sulla pessima qualità degli amministratori pubblici non solo di Napoli, ma dell’intero Mezzogiorno. E dovrebbero far svegliare le popolazioni che vi abitano, ogni qualvolta ci si reca alle urne, sull’opportunità di attribuire il voto, ai soliti volti noti della politica. Pronti solo ad arraffare il malloppo, ogni qualvolta gli si presenta l’occasione di farlo, come abbiamo avuto modo di constatare per interi decenni.

È stato stimato che, in questi giorni a cavallo fra la fine di maggio e l’inizio di Giugno, lo scudetto del Napoli sommato al ponte per la festa della repubblica (delle banane), genererà un indotto, in termini turistici, di circa 270 milioni di euro per la Campania. Alberghi, ristoranti e B&B letteralmente presi d’assalto da visitatori provenienti da ogni parte del mondo, desiderosi di ammirare le bellezze artistiche, gastronomiche, folkloristiche e culturali della regione più importante del Mezzogiorno insulare.

Un risultato a dir poco ragguardevole che si spera non venga sperperato, come al solito, in malo modo dalle nostre istituzioni locali. Che da sempre brillano in demagogia e annunci in pompa magna, salvo poi disattendere le attese e arrecare i soliti danni al territorio.

L’assegnazione, poche settimane fa, della “Coppa America” nel 2027, rappresenta poi l’ennesima grande occasione di rilancio e di sviluppo per Napoli. Abbiamo sempre negli occhi, gli sperperi e le promesse sparse qua e là dalla classe politica partenopea (sia di pseudo destra che di pseudo sinistra), che si sperticava nell’illudere i cittadini al solo scopo di tenere il culo saldamente incollato sulle cadreghe.

Un atteggiamento che ben conosciamo, sin dai tempi dell’istituzione della famigerata Cassa per il Mezzogiorno, che avrebbe dovuto garantire benessere e sviluppo, dopo il terribile e devastante terremoto del 23 novembre 1980. Invece, così non è stato con tutte le cattedrali nel deserto che sono sorte sui nostri territori, e gli infami sperperi di denaro pubblico che hanno solo gonfiato i portafogli di politicanti collusi con la camorra. A tutto discapito della collettività, che non solo è stata costretta a pagare ingenti tasse, ma ha anche continuato ad usufruire di beni e servizi pubblici (nel migliore dei casi) di qualità scadente, se non addirittura inesistenti. E – quale maleodorante ciliegina, su una torta già di per sé abbondantemente indigesta – ci si è messo pure il ricorso a pratiche assistenziali e clientelari, per elemosinare un consenso del tutto immeritato, come si sarà potuto ben capire.

La situazione purtroppo non è cambiata per nulla. I dati inerenti alle elezioni amministrative che si sono tenute nell’ultimo weekend, anche in diverse città del Mezzogiorno, parlano chiaro: l’astensionismo dalle nostre parti continua ad essere il primo partito con punte del 35-40%, cui vanno aggiunte anche le schede bianche e nulle. Un risultato che, naturalmente, i tromboni di regime se ne guardano bene dall’evidenziare, perché è necessario continuare a far credere che in questo ridicolo paese ci sia ancora la democrazia dell’alternanza. Con entrambi gli schieramenti dediti più a prendere per il culo i cittadini, che non a risolvere realmente i loro problemi come, eppure, sarebbero tenuti a fare.

Tornando quindi ai barlumi di luce che ogni tanto si intravedono quando ci sono successi di vario genere riportati dal Sud, ecco che ribadiamo forte e chiaro l’invito a certi personaggi del peggiore sottobosco della politica, di tenere giù il loro lercio zampone da ciò che non gli appartiene. Con l’invito, piuttosto, di andarsene a fare in culo e anche alla svelta…

Francesco Montanino


giovedì 2 gennaio 2025

Loffe, peti e scorregge dell'italica politica a capodanno 2025

 


Come da tradizione consolidata ormai da anni, anche per l’inizio del 2025 torna la nostra rubrica dedicata a peti, piriti, loffe e scorregge di Capodanno. Non ci potrà mai essere passaggio da un anno all’altro, senza che i nostri olfatti non subiscano l’odore nauseabondo e pestilenziale delle emissioni gassose provenienti dai deretani di personaggi politici, soprattutto quelli che avversiamo e mal digeriamo da sempre.

Iniziamo la consueta carrellata di insulsaggini, con quella che può essere considerata una new entry a tutti gli effetti, in quanto è stato il primo a farci ridere e storcere il naso con dichiarazioni improvvide profferite a San Silvestro: stiamo parlando del caro sindachino “manfreduccio con la ricotta” di Napoli che ha avuto l’ardire di dichiarare che “il 2025 sarà per Napoli l’anno dei trasporti e del turismo”.

Già così ridiamo per non piangere, considerando lo stato pietoso in cui versano le strade e i mezzi di trasporto pubblico nella capitale del Sud. Basterebbe chiedere agli abitanti dell’antica Partenope se sono davvero soddisfatti della qualità (a dir poco infima) del servizio erogato dalla municipalizzata ANM, in merito alla puntualità e alla frequenza con la quale treni e pullman attraversano le strade (dissestate e sgarrupate, ma questo è un particolare che naturalmente qualsiasi primo cittadino della capitale del Sud degli ultimi 30 e passi anni, si è guardato bene dall’occuparsene) di Napoli e dei suoi dintorni. Fatte queste doverose premesse, resta da chiedersi se anche i turisti presenti nella capitale del Sud siano contenti di attraversare una città ricca di storia e di bellezze artistiche, con mezzi di trasporto pubblico che sembrano appartenere più a una città terzomondista che non a una capitale europea.

In tutto questo, poi, stendiamo un velo pietoso sulle emergenze criminalità, disoccupazione e qualità della vita, che relegano purtroppo Napoli agli ultimi posti in classifica. A che serve avere il clima, la pizza e le bellezze artistiche, gastronomiche e culturali, se nel capoluogo della Campania, i principali indicatori economici continuano a essere tutt’altro che incoraggianti? Serve a poco o nulla, ci permettiamo di rispondere. Con la consapevolezza che è un vero e proprio pugno nello stomaco perché Napoli (così come l’intero Mezzogiorno), avrebbe tutte le carte in regola per diventare la “tigre del Mediterraneo”. Prospettiva, questa, da sempre avversata dal regime centralista e statalista di Roma, che considera la nostra terra una colonia e un serbatoio di voti facilmente ottenibili, attraverso l’inganno e l’elargizione di misure assistenziali e clientelari che non garantiranno mai uno sviluppo vero e virtuoso che possa permettere ai giovani di non cercare altrove fortuna.

Sappiamo però benissimo che la classe politica napoletana (e quella meridionale, in generale) è primatista indiscussa e indefessa nel prendere in giro e per i fondelli chiunque gli capiti a tiro. E quale migliore occasione di quella del Capodanno, per far parlare di sé con proclami e false promesse, con cui illudere i soliti imbecilli che ancora continuano a fidarsi di questi gretti e miserabili personaggi?

A proposito di menzogne, l’oscar spetta naturalmente al presidente della repubblica Mattarella i cui peti, in questo particolare periodo dell’anno, sono di una potenza e di un fetore che davvero non conosce rivali al mondo. Il capo dello stato, rigorosamente non eletto dai cittadini (in quanto piuttosto frutto di schifosi giochetti di palazzo architettati da una classe politica composta da infami, delinquenti, ladri, parassiti, lavativi, fannulloni e imbroglioni della peggiore specie), ha parlato nientemeno che di pace.

Un concetto sicuramente nobile, ma di cui questo signore non può assolutamente cianciare in nessun modo, dal momento che in questi ultimi anni ha avallato il flusso di denaro (proveniente dalle tasse estorte da questo stato di usurai legalizzati) e di armi (sul conflitto d’interessi del ministro della difesa Crosetto, è assordante il silenzio così come l’immobilismo della Magistratura) verso il vile regime nazista di Kiev, guidato da quel pupazzo di Zelensky. Il presidente Mattarella dovrebbe senz’altro ricordare l’articolo 11 della Costituzione che testualmente recita “l’Italia ripudia la guerra, come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali, e a promuovere un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Così come dovrebbe condannare senza alcuna remora l’atteggiamento genocida e nazistoide del maiale sionista Netanyahu che anche nel giorno di Natale, non si è fatto scrupolo di dare l’ordine di ammazzare donne e bambini, nella martoriata striscia di Gaza! Invece, assistiamo a un profluvio di frasi fatte e di falsità, perché l’atteggiamento delle istituzioni itagliane continua a essere tutt’altro che improntato alla ricerca della pace!

Continuiamo ad assistere, piuttosto, a uno spreco senza fine di soldi ed armi erogati a nostre spese, per foraggiare una guerra per interposta persona contro la Russia, che nessuno di noi vuole! Sniffolo “Zelensky” si ostina ancora a elemosinare a destra e manca in tutta Europa, quanto invece sarebbero davvero il caso e il momento di mandarlo a quel paese, perché non possiamo pagare di tasca nostra i capricci e i vizi del suo regime marcio e corrotto. Che riceve, giusto per ricordarlo agli smemorati, l’avallo di personaggi immondi come la nostra presidentessa del consiglio Giorgia (per gli amici, la carciofara e borgatara sfascista) e della Von der Pfizer, che piuttosto continuano a spingere per portare il mondo verso l’abisso del terzo conflitto mondiale. E - come se già questo non bastasse - con la Russia che minaccia di utilizzare anche le armi nucleari, pur di tutelare i propri sacrosanti interessi, di fronte alle reiterate ingerenze americane e della sedicente “comunità internazionale”.

La speranza è tutta riposta in Donald Trump che dovrebbe insediarsi di nuovo alla Casa Bianca (ma bisogna sempre tenere gli occhi bene aperti dai possibili colpi di coda del regime globalista e mondialista), a partire dal prossimo 20 gennaio. Il tycoon repubblicano, pare, abbia intenzione di far cessare un conflitto che ha solo fatto male alla popolazione ucraina, costretta a sorbirsi le angherie di un regime che non si è manco degnato di indire delle elezioni, come eppure sarebbe tenuto a fare. E che ha di fatto consegnato la Russia alla Cina, considerando la solida alleanza che si è venuta a creare negli ultimi anni fra Mosca e Pechino.

Intanto, il conto di questo conflitto stiamo continuando a pagarlo di tasca nostra perché le sanzioni inflitte alla Russia, in realtà hanno fatto male più a noi che non al gigante eurasiatico, che nel frattempo ha pensato bene di allacciare proficui rapporti politici ed economici con la Cina e gli altri paesi del BRICS. Le imprese - che negli anni scorsi avevano allacciato un importante business grazie alle misure introdotte dal governo di Mosca - hanno perso importanti quote di fatturato, perché adesso queste assurde restrizioni stanno impedendo loro di entrare in un mercato ricco e importante, come quello russo. Così come i nuovi rincari sulle bollette di luce e gas che ci aspettano nei prossimi mesi, metteranno a durissima prova le finanze e la pazienza di migliaia di famiglie, costrette sempre più a indebitarsi per sopravvivere. Le colpe di questa classe politica – sia di maggioranza che di oppofinzione – sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. E sarebbero meritevoli, di un’immediata e totale destituzione nei confronti di chi - di fatto - ha tradito il proprio mandato elettorale.

Il 2024 poi ce lo ricorderemo senz’altro per personaggi insulsi come Vannacci e la Salis, che rappresentano due lati della stessa putrefacente medaglia statalista e centralista. Entrambi eletti al Parlamento Europeo, dai consensi di chi ancora continua a non capite nulla. Si tratta di utili idioti al servizio dei soliti noti, che fanno da specchietto per le allodole per chi ancora continua a vivere nell’utopia delle ideologie contrapposte. Lo ripetiamo per l’ennesima volta: fascismo e comunismo, sono stati entrambi impietosamente condannati dalla storia e rappresentano esperienze che hanno solo terrorizzato e provocato morte e distruzione, nel ventesimo secolo. Chi agita questi spauracchi, lo fa solo per tenere distratti i cittadini dalle proprie malefatte.

Oltre che per dividerli, perché sappiamo fin troppo bene che al potere fanno comodo le contrapposizioni. Del resto, basta solo ricordare cosa ha fatto in maniera vigliacca questo regime, con la storiella infame dei “sieri sperimentali” fatti passare per “vaccini”, con la psicopandemia del COVID. Hanno alimentato un clima d’odio e di discriminazione in barba alle più elementari regole sul rispetto dei diritti umani, isolando e ghettizzando chi ha liberamente scelto di non farsi in(o)culare alcunché, perché non si fidava.

Sono trascorsi quasi cinque anni dall’inizio di un periodo in cui nessuno di noi poteva uscire di casa, con la gestione dell’emergenza da parte del governo giallo-verde e di Conte che non smetteremo mai di criticare visto che sono state limitate le libertà personali, in barba a qualsiasi convenzione internazionale. Compresa anche quella di cura, dal momento che gli effetti avversi e a lungo termine di quella robaccia, adesso cominciano a farsi sentire con i tanti malori e decessi fulminanti che si sono moltiplicati in maniera esponenziale, negli ultimi anni. Si ostinano ancora a dirci che “non c’è nessuna correlazione”, ma la realtà ci dice che gli intrugli – modificando il DNA di ciascuno di noi – possono provocare improvvise miocarditi e patologie di vario tipo, anche gravi. La verità, presto o tardi, verrà a galla. E noi che abbiamo ottima memoria, sicuramente non siamo per nulla disposti a essere indulgenti né tantomeno propensi a un facile perdono, con chi ha pensato solo a dispensare odio e discriminazione, in maniera gratuita e ingiustificata.

Tornando ai peti di fine anno, la lista di dichiarazioni che sanno tanto di presa per i fondelli è davvero lunga. A conferma che sono tutti in malafede e a nessuno gliene frega niente dell’ulteriore impoverimento di strati sempre più ampi della popolazione, ecco che sono tutti lì ad essere estasiati dal fetore e dalla potenza dello scorreggione presidenziale. Dichiarazioni semplicemente imbarazzanti, che attestano – casomai ce ne fosse ulteriore bisogno – la totale lontananza fra chi farà sempre di tutto per tenere il proprio deretano saldamente incollato alla poltrona e al ricco emolumento parlamentare, e chi invece fa (e farà) sempre più fatica a portare il piatto a tavola.

Basta del resto scorgere i profili social degli sciacalli che infestano i palazzi romani, per rendersi conto della falsità e dell’ipocrisia di chi – dietro ai soliti sorrisetti e frasi di circostanza – è animato unicamente ed esclusivamente dalla voglia di soddisfare la propria brama di potere e di rispondere a interessi particolari, che non saranno mai espressione della reale volontà dei cittadini. Non lo è mai stato in passato, e non lo sarà - statene pur certi - in questo 2025 che è appena iniziato.

 

Francesco Montanino

sabato 26 ottobre 2024

BASTA CON LA MAFIA EURO-ITALICA

 


Non c’è davvero limite al peggio. Se volessimo sintetizzare in poche ma esaustive parole la situazione attuale alle nostre latitudini, difficilmente troveremmo un altro modo per descrivere lo stato di coma profondo e irreversibile in cui versa questo paese.

Sono trascorsi ormai due anni da quando il governo guidato da Gioggia “fruttarola” Meloni si è insediato sugli scranni più alti del Parlamento. Dopo aver preso in giro gli allocchi che l’hanno votata, facendo credere loro che sarebbe stata discontinua rispetto all’operato del famigerato e fallimentare esecutivo Draghi, la leader di Fratelli (ma anche cognati, sorelle, zii, nipoti, cugini e chi più ne ha, più ne metta) d’itaglia ha proseguito imperterrita nell’opera di smantellamento e impoverimento del tessuto produttivo, inaugurata dalla sinistra. Non ingannino, i trionfalismi che Gioggia sta utilizzando in queste ore per autoincensarsi di risultati, in realtà mai raggiunti. L’itaglia sta diventando un paese, giorno dopo giorno, sempre più inutile e invivibile in cui lo sviluppo è un concetto utopistico, crimine e malaffare regnano sovrani con delinquenti e assassini di ogni risma tutelati e protetti dallo stato e cittadini costretti a subire le angherie di chi come certa magistratura, in realtà, dovrebbe pensare a garantire loro giustizia e certezza della pena, tasse sempre più esorbitanti e danaro pubblico sperperato in malo modo!

Ci vengono in mente due esempi lampanti, che sono soltanto la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più esteso e preoccupante: le armi e i soldi che stiamo regalando all’Ucraina solo perché i padroni di stanza oltreoceano così vogliono, e certe schifezze spacciate per “opere d’arte” che si continuano a vedere a Napoli.

Partendo dalle armi e dai soldi estorti con le tasse da questo stato di infami e parassiti della peggiore specie, rileviamo il conflitto d’interessi del ministro Crosetto che da ministro della difesa, nonché proprietario di una ditta specializzata in armi, sta lucrando succulenti business alle spalle della collettività e in più ci sta mettendo in una posizione palesemente ostile nei confronti della Russia, cui ci legano rapporti storici e culturali secolari.

Grazie all’opera di questo e dei precedenti governi di centrosinistra, infatti, siamo diventati un paese bersaglio di possibili attacchi missilistici da parte della Russia. Non è soltanto perché nel nostro territorio pascolano da ormai quasi 80 anni i militari della NATO, in virtù di un accordo capestro firmato all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale, che prevede la concessione di porzioni del nostro territorio a un paese straniero. Ma anche e soprattutto perché, in totale dispregio di quella Costituzione (che certe anime belle si ricordano che esiste solo quando gli fa comodo) che ripudia l’utilizzo della guerra quale mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, il governo italiano sta foraggiando con armi e denaro il regime nazista ucraino, guidato da quel pagliaccio di Zelenskyi.

Una situazione gravissima, perché questi scellerati non solo stanno mettendo in difficoltà quelle imprese che vorrebbero intrattenere relazioni economiche con un mercato ricco come quello russo, ma ci stanno anche e soprattutto esponendo al rischio di una guerra dalle conseguenze imprevedibili, dal momento che la Russia non ha escluso l’utilizzo di armi nucleari nel caso in cui la situazione con l’Occidente e la sedicente “comunità internazionale”, dovesse anzi ulteriormente degenerare.

Il mondo è destinato sempre più ad essere multipolare, nel prossimo e immediato futuro. Chi ancora pensa che gli Stati Uniti possano continuare a fare il bello e il cattivo tempo in ogni angolo del pianeta, farebbe piuttosto meglio ad aggiornarsi e ad abbandonare l’idea che vuole stati inutili come l’itaglia, continuare ad essere zerbini e cagnolini fedeli e ubbidienti alle lobby guerrafondaie e liberticide, che si trovano all’altro capo del mondo.

Il BRICS sta diventando una realtà sempre più forte, e sarebbe piuttosto il caso di abbandonare un consesso ormai divenuto meschino, vigliacco e infame come quello rappresentato dall’Unione Europea che è sempre più un vero e proprio comitato d’affari, così come ebbe brillantemente a definirla il presidente della Federazione Russa Putin, quando venne all’Expo di Milano del 2015.

La visione multipolare portata avanti dalla Russia e dalla Cina è quella in cui crediamo, affinché si possa parlare di un assetto mondiale più equo e democratico. Sgherri come la Von der Leyen, Stoltenberg, Soros, Bidè(n) e altra rimasuglia umana che sta facendo di tutto per trascinarci verso l’abisso della terza guerra mondiale, andrebbero letteralmente passati per le armi, per ciò che hanno fatto e continuano imperterriti a fare! Possiamo tranquillamente affermare senza timore di essere smentiti che rappresentano il male assoluto, che va estirpato affinché il mondo possa tornare ad essere un luogo in cui ciascuno può vedersi tutelati i propri diritti.

Tornando agli sprechi e agli sperperi di casa nostra che alimentano il debito pubblico e ci rendono sempre più poveri, non possiamo non dire la nostra anche sullo schifo che si sta vedendo a Napoli, da alcune settimane a questa parte. Mentre la capitale del Sud se ne cade letteralmente a pezzi, con l’emergenza criminalità che torna a far parlare di sé, mezzi pubblici che non funzionano e strade che sprofondano alle prime gocce di pioggia, il comune guidato dal Manfreduccio con la ricottaci delizia con un’enorme capocchia che fa bella mostra di sé a Piazza Municipio!

Più volte in passato, abbiamo stigmatizzato l’operato della giunta di centrosinistra per quel che riguarda l’installazione di autentici obbrobri visivi in vari punti della città, fatti impunemente passare per “opere d’arte”.

In principio, ci fu l’enorme falce rossa della vergogna, all’esterno del Castel dell’Ovo. Seguita a ruota dai pericolosissimi teschi messi per terra su Piazza del Plebiscito, la montagna di sale, i cessi e i lettini di ospedale all’interno di Castel dell’Ovo e infine la “Venere degli stracci”. Tutte opere costate non poco, ma buone per sperperare il denaro dei napoletani in qualcosa di totalmente inutile e che nulla ha a che vedere con la vera arte. Adesso è il turno di questo enorme fallo, che qualche buontempone vorrebbe far passare per un omaggio (?!) a Pulcinella che sta solo generando ilarità e sconcerto, e facendo deridere Napoli da cani e porci in tutto il mondo!

I cittadini piuttosto vorrebbero maggiore sicurezza, servizi pubblici più efficienti, strade sicure da percorrere e migliorate condizioni di vivibilità, con politiche di sviluppo basate sulla creazione di nuovi posti di lavoro. Ed invece, devono sorbirsi le solite angherie della giunta di sinistra che davvero non riesce a fare di meglio, se non sprecare soldi per cose che offendono anche il buonsenso: Bassolino, Jervolino, De Magistris e ora Manfredi. Da oltre 30 anni a questa parte, l’antica Partenope è andata sempre più peggiorando così come confermano i tantissimi giovani che ogni anno decidono di partire verso il Nord o l’estero, semplicemente per provare a ritagliarsi un futuro più dignitoso. Un degrado sempre più marcato, checché ne dicano i soliti soloni da salotto e da strapazzo, che pontificano dagli scranni sui quali sono da sempre indegnamente seduti, senza fare nulla dalla mattina alla sera.

Possiamo dire che C’AMMA RUTT O’ CAZZ di questa classe politica infame e arrogante che pensa a sprecare i soldi della collettività, in modi così indegni! A Napoli, c’è un centrodestra latitante, incapace di fare qualcosa di valido, e anzi complice di una sinistra camorrista e despota! Viste queste premesse, riteniamo il destino di Napoli e, idealmente, dell’intero Sud ormai segnato!

Quel cazzo gigante che è stato fatto installare dall’oggi al domani, è un umiliante schiaffo assestato nei confronti di chi si fa in quattro dalla mattina alla sera senza ricevere mai niente in cambio! E’ la rappresentazione pratica di ciò che ormai non solo Napoli ma anche la repubblichetta delle banane itagliana, sono diventate. La peggiore parodia di loro stesse, in cui la stragrande maggioranza della popolazione è ormai rassegnata al peggio e non ha un minimo di amor patrio! I pifferai di questo regime hanno e continueranno ad avere gioco facile, sino a quando esisteranno tali logiche centraliste che instillano l’idea che lo stato parassita possa essere la soluzione e la panacea di ogni male. Quando invece è chiaro a tutti, che invece è proprio lui il problema più importante da risolvere.

Francesco Montanino

info@legasud.org

www.legasud.org


martedì 13 febbraio 2024

IL SUD CHE VORREBBE L'ITAgLIA NON E' IL NOSTRO SUD

 


Se ne parla tanto, ma nessuno sa dare una definizione specifica di napoletanità e, per estensione logica, anche di meridionalismo. Quando si parla di identità e appartenenza, è inevitabile legare tali concetti a specificità tipiche di un popolo: lingua, cultura, atteggiamento nei confronti della vita e tradizioni possono essere considerati tratti distintivi che servono per poter catalogare un’etnia.

Non c’è dubbio che ogni volta che si è andati a identificare il napoletano e il meridionale in generale, l’opinione comune ha sempre considerato sia l’uno che l’altro in maniera del tutto dispregiativa, adottando un cliché frutto essenzialmente di stereotipi ormai triti e ritriti che trovano la propria origine, sin dai tempi del fenomeno del brigantaggio. Quello che libri di scuola ipocriti e bugiardi hanno da sempre fatto passare come la ribellione di zotici, cafoni e ignoranti di fronte a quella grandissima cosa che – a loro dire – è stata l’unificazione, se la si vuole considerare in maniera più attenta e obiettiva, è una vera e propria lotta patriottica portata avanti da chi aveva capito che si stava in realtà passando dalla padella (neobarbonica), alla brace (sabauda e tricogliona).


Se a ciò poi andiamo ad aggiungere certi atteggiamenti pigri, indolenti, opportunistici e di collusione con un certo malaffare, ecco che poi l’abito inizia a prendere forme ben chiare e definite. Sino poi ad apparire in tutta la sua evidenza, con la migrazione forzata dal Sud depauperato di risorse verso il Nord (nel frattempo arricchitosi e unico beneficiario) della colonizzazione, spacciata per unità. Con il risultato che oggi, il napoletano e il meridionale in generale, è dipinto come straccione, vittima, piagnone, furbo, accattone, arrogante e propenso a delinquere.


Sfidiamo chiunque a opinare il contrario, di fronte a una tale sfilza di stereotipi e preconcetti che ormai la fanno da padrone, e che accompagnano chiunque sia vissuto (o anche solo nato) al di sotto del Garigliano anche nel 2024.

Tornando alla napoletanità e al meridionalismo, intesi come modo di essere ci sentiamo, in maniera netta e decisa, di prendere le distanze da questa rappresentazione frutto di una rappresentazione stucchevole, alla quale hanno contribuito anche quei soggetti che con il loro modo di essere e di fare hanno dato man forte a chi da sempre guarda Napoli e il Sud, con la solita puzza sotto il naso. Di esempi, se ne possono fare a bizzeffe e potremmo partire dal calcio e dallo sport, in generale.

Non c’è dubbio che la massima espressione del Sud, in ambito calcistico, sia quella di Napoli. Non c’è solo il calcio, ma anche altre discipline come la pallanuoto (pensiamo ai successi – anche se datati – di Canottieri e Posillipo, solo per citare le realtà più vincenti) e il basket. Ma è nel calcio che il Napoli, viene spesso e volentieri identificato come uno strumento di riscossa e di riscatto soprattutto sociale.

Sino a quando la squadra azzurra soccombe e si lamenta, per certa intelligentia italiota siamo nella normalità perché il napoletano è visto come inferiore e perdente, e dunque quale fenomeno folkloristico e nulla più che rimane confinato in quei limiti ben definiti.  Ma nell’esatto momento in cui si inizia a rialzare la testa e ad andare anche oltre le difficoltà, è lì che iniziano i dolori di pancia. Una pagina di storia ma sufficientemente fatta studiare nelle scuole dell’intero Mezzogiorno, è quella della battaglia di Cortenova nella quale le truppe di Federico II, inflissero una memorabile e sonora sconfitta alla Lega Lombarda. Con successivo “strascino” del Carroccio, che rappresenta uno dei punti più alti di un periodo che – a nostro modo di vedere – andrebbe rivalutato e visto in un’altra ottica.

Perché è nella Napoli e nel Sud di Federico II e del periodo normanno-svevo, che ci riconosciamo noi e quella parte di popolazione che non accetta di essere fatta rientrare – come se fosse un corpo unico – in quella lazzarona, spagnolesca, furbetta, lavativa, fannullona, parassita e arrogante che fa parlare sempre in peggio di sé. Una napoletanità e un meridionalismo diversi, i cui portatori sono costretti a barcamenarsi fra due fuochi: da un lato, c’è il preconcetto e lo stereotipo che gli viene appioppato addosso da chi ha origini differenti e vive nel Nord della penisola del quale deve superare la più o meno giustificata e – alcune volte - comprensibile diffidenza; dall’altro, con quella parte da cui prende le dovute distanze e che – con i suoi atteggiamenti – ne rovina la reputazione agli occhi di chi a Napoli o al Sud ci viene solo come turista.

C’è una dura battaglia, in termini culturali e identitari da combattere fra chi intende essere espressione di una napoletanità e di un meridionalismo propositivi, vincenti, indomiti e battaglieri e chi invece preferisce essere appiattito su un neobarbonismo d’accatto, lamentoso, piagnone, pigro e propenso a fregare il prossimo. Ecco, prim’ancora che il sistema da cambiare, bisogna forse andare a modificare il cervello di quelle persone che aspettano “a ciorta” e che si sono rassegnate a considerare la propria terra “na carta sporca di cui nessuno se ne frega e se ne importa”.

Le cose non sono tanto diverse, se parliamo di ambiti differenti come l’arte e la cultura. Nella patria di Totò, Bellini, Caruso, Troisi, Edoardo, Verga, Pirandello (e ci fermiamo qui, perché l’elenco sarebbe davvero lungo), assistiamo sconcertati soprattutto in ambito musicale anche qui a chi intende soprattutto la napoletanità in un modo grezzo e cafone, e chi invece si rifà a una tradizione colta e poco incline allo svilimento. Si assiste così alla trasposizione – di stampo potremmo dire quasi calcistico – di vere e proprie tifoserie, che sostengono questo o quel cantante. Emblematico quanto accaduto al recente festival di Sanremo, dove il semisconosciuto rapper Geolier è stato “spinto” con il meccanismo del televoto a un piazzamento finale che probabilmente è eccessivo, rispetto alla reale orecchiabilità e piacevolezza del suo pezzo. C’è chi ha addotto – in maniera francamente eccessiva, se non piagnona e vittimista – addirittura il razzismo per spiegare i fischi che sono stati riservati all’artista in questione che ha vinto una particolare categoria (quelle delle cosiddette cover), in cui molto probabilmente al primo posto ci sarebbe dovuta esserci Angelina, la figlia dell’indimenticato artista lucano Giuseppe Mango che ha avuto un posto di rilievo nella musica made in Sud degli ultimi 30-40 anni.

Lo stesso Geolier, con un’onestà morale e una semplicità che gli fanno davvero onore, ha riconosciuto che quella è stata la peggiore esibizione della propria vita. Ammettendo implicitamente di non meritare quel riconoscimento. Al contrario di certi suoi fan, si è comportato da ragazzo maturo e consapevole. La speranza è che però non venga utilizzato da certi portabandiera del piagnonismo e del vittimismo che affliggono quali mali atavici la nostra bellissima e straordinaria terra, quale strumento da utilizzare per rivendicare un riscatto che – come al pari del calcio e dello sport, in generale – passano soprattutto da ben altri simboli e comportamenti.

Il non votare più i partiti di questo regime con l’affrancamento dai propri bracci armati sui nostri territori costituiti da mafia, camorra e ‘ndrangheta e la netta presa di distanza da logiche parassitarie, assistenzialiste e vittimiste rappresentano senz’altro i punti da cui partire per costruire una nuova coscienza civica meridionale. Un cambiamento che dovrebbe partire dal modo di atteggiarsi e di porsi davanti ai problemi quotidiani, e basato non più e non solo sulla proverbiale arte di arrangiarsi. Ma anche e soprattutto sulla voglia di costruirsi il proprio futuro senza vincoli e condizionamenti di alcun tipo. Soltanto quando questo processo di evoluzione sarà stato davvero completato, allora esisteranno i presupposti per quel cambiamento delle condizioni economiche e di vita, del nostro amato Sud.


Francesco Montanino


 
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